Artigiani del riuso al lavoro con un progetto etico. Dalla laurea alla bottega grazie a un bando regionale

scartoff
Tre amici, tre percorsi formativi e professionali differenti, ma un unico approdo: la loro bottega, ScartOff, a Barletta (Bari). Qui, dove si sono trasformati in artigiani del riuso, danno nuova vita a vecchi oggetti, materiali di scarto e recupero, e mettono in moto le mani e la creatività, in un progetto reso possibile dalla vincita di un bando della Regione Puglia. Si chiamano Antonella Semeraro, 29enne laureata in Editoria Giornalismo e Comunicazione multimediale alla Sapienza di Roma, Michelina Rociola, 30 anni, laureata in Scenografia e Costume presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, con master in Eco-design ed Eco-innovazione, e Riccardo Di Chio, 29 anni, laureato in Ingegneria ambientale e del territorio al Politecnico di Bari.

Dalla laurea al recupero di materiali e al riuso: da dove nasce questa scelta?
«ScartOff nasce dalla passione che ciascuno di noi ha sempre avuto per i lavori manuali e il fai da te, nonché dalla spiccata sensibilità ed etica ambientale. Siamo convinti che un cambiamento nel rispetto dell’ambiente sia doveroso e possibile, a partire dal proprio territorio, e il nostro scopo è quello di far qualcosa di grande partendo dal piccolo, dalle piccole azioni quotidiane, come indossare una borsa o arredare una casa con dei “rifiuti”».

Cos’è ScartOff?
«ScartOff è una bottega che unisce la tradizione dell’artigianato alla filosofia del riuso e del riciclo, fondendo originalità e creatività. Siamo legati alle tradizioni e affascinati dagli antichi mestieri, e proprio partendo da questo abbiamo voluto reinventare, e attualizzare, una categoria professionale (quella dell’artigiano) considerata sempre meno tra i giovani. Poi, ovviamente, l’esigenza di trovare un lavoro, dopo la laurea, ci ha spinti a inventarne uno a partire da quello che ci piace fare e che ci riesce meglio».

(Michela): «La mia esperienza personale nasce dalla formazione in Accademia e dall’incontro com una professoressa che ha stravolto in me l’idea della moda e del design. Così sono iniziati progetti, mostre e sfilate che mi hanno portato a scegliere il rifiuto come risorsa del mio futuro, cercandolo anche nella mia terra d’origine, insieme ad Antonella e Riccardo».

Quali materiali recuperate?
«La bottega focalizza il suo lavoro sul recupero di scarti aziendali e di privati lavorandoli per donare loro una nuova funzionalità e una nuova vita: accessori moda, eco sartoria, arredamento di interni ed esterni e allestimenti. Recuperiamo plastica (bottiglie, bicchieri, imballaggi), carta (quotidiani, magazine), cartone, camera d’aria, pneumatici, PVC, maglieria e stoffe, legno, alluminio, vetro… Abbiamo stipulato delle convenzioni con aziende partner del nostro progetto che forniscono i loro scarti di lavorazione, che diventano per noi materia prima-seconda per la realizzazione dei manufatti. In più, incentiviamo i cittadini a un consumo critico e consapevole e a non lasciare i rifiuti (soprattutto quelli ingombranti) davanti ai cassonetti già stracolmi per strada, ma a portarli nella bottega di ScartOff, dove vengono smontati e reinventati».

Come avete imparato a lavorarli?
«Abbiamo diverse esperienze sia dallo studio dei materiali e del design, sia dai corsi di formazione, che dall’incontro con artigiani che lavorano i più disparati materiali utilizzando le varie tecniche di lavorazione, dall’intreccio all’incastro, alla saldatura e al cucito. Inoltre, siamo impegnati ogni giorno, per tutto il giorno, in bottega e quindi possiamo dire che il lavoro sul campo è il nostro primo maestro».

In che modo avete avviato la vostra attività?
«Abbiamo scritto un progetto, “Ri_fatti, non parole”, e partecipato al bando “Principi Attivi 2012” della Regione Puglia, risultando vincitori del finanziamento concesso ai giovani del territorio che avessero voluto intraprendere un’attività innovativa. Da qui è nata la bottega ScartOff, una s.n.c. composta da noi tre soci. Sei lunghissimi mesi di ricerca ci hanno condotto, quasi casualmente, ad un ex laboratorio di maglieria chiuso da anni, che abbiamo deciso di trasformare e personalizzare trasformandolo nel nostro laboratorio e showroom».

Quale è stato l’investimento economico necessario?
«Innanzitutto possiamo dire di essere stati fortunati, oltre che meritevoli, a vincere il finanziamento della Regione Puglia pari a 25.000 euro, perché giorno dopo giorno ci rendiamo conto che le spese per burocrazia e avviamento di una società sono tante e i tempi sono lunghissimi. Oltre alle spese per la creazione della società e registrazione della società, all’iscrizione all’albo artigiani, alle assicurazioni varie, camere di commercio, sicurezza sul lavoro e tantissimo altro ancora.scartoff

(Antonella): «Non voglio fare polemica, ma se mancano gli aiuti finanziari pubblici, oltre che una guida concreta che ti indichi le modalità, è davvero difficile per giovani neolaureati lanciarsi in autonomia nel mondo del lavoro e crearsi un futuro professionale».

Quali strumenti si trovano nella vostra bottega?
«Dagli attrezzi manuali quali cacciaviti, martello, uncinetto, ago e filo e tutto il necessario per la realizzazione di piccoli complementi d’arredo, accessori moda e gioielli, agli elettroutensili utili soprattutto per la lavorazione del legno quali avvitatore, levigatrice e seghetto alternativo. Non mancano due macchine da cucito per l’assemblaggio dei tessuti, considerando che da ScartOff anche il PVC e la camera d’aria sono materiali di sartoria».

Cosa porta nel vostro mestiere artigiano il vostro percorso di studi?
«Già nell’elaborazione del progetto iniziale abbiamo dovuto mettere al servizio di ScartOff non solo le nostre esperienze professionali, ma soprattutto quelle formative. In particolare, le conoscenze nel campo della comunicazione web di Antonella, ci sono utili per comunicare il progetto all’esterno con comunicati, grafiche, video, uso dei social, comunicazione di valori e informazioni. Riccardo, grazie alla formazione ingegneristica e alla conoscenza della normativa tecnica ambientale, fornisce un contributo concreto nella fase di progettazione. Michelina, avendo una formazione artistica e di eco-design mette a servizio di ScartOff le conoscenze di modellazione e progettazione degli articoli di arredo e moda».

Però ScartOff non è solo una bottega artigiana, giusto?
«ScartOff è allo stesso tempo “fare” e “saper fare”. Oltre alla progettazione e realizzazione degli articoli è anche formazione e informazione. Le tematiche ambientali sono al centro del lavoro della bottega e i principi di riduzione dei rifiuti, di riciclo e riuso sono i fondamentali del percorso di formazione che ScartOff porta avanti nelle scuole e nelle strade, con seminari, laboratori e didattica. Abbiamo avviato cicli di incontri nelle associazioni del territorio, corsi e laboratori nelle scuole e presto anche nella nostra bottega. Inoltre, ogni qualvolta qualcuno entra in bottega, siamo sempre pronti a spiegare chi siamo e soprattutto perché lo facciamo e perché è importante che tutti si avvicinino al mondo del riuso e riciclo».

Come vi vedete nel futuro?
(Antonella): «Mi vedo nella nostra bottega, con le mani sporche, tante idee e tanto lavoro in più, tanti oggetti realizzati e tanti ancora da realizzare, in continua formazione e conoscenze da trasferire. Mi piacerebbe crescere anche in ottica di maggiore partecipazione e collaborazione, pensare anche a un’idea di coworking di artigianato, perché no?».

(Riccardo): «Mi vedo da ScartOff (dove se no!?), sono arrivato alla soglia dei 30 per realizzare questo sogno ed ora ci sarà tanto da lavorare. Mi vedo con una maggior manualità e creatività, strumenti necessari per il lavoro nella nostra bottega».

(Michela): «Io mi vedo a leggere ancora i libri dei grandi designer italiani mentre progetto e fabbrico idee che portano il nome di ScartOff. Mi piace immaginare almeno una delle nostre creazioni in giro per il mondo con il marchio ScartOff Made in Italy. E perché no, invadere le strade, i teatri e giardini della nostra città con la bellezza dei rifiuti».

«Sicuramente, poi, tutti e tre vediamo tante collaborazioni con aziende ed enti che possano attuare comportamenti rispettosi dell’ambiente e contribuire a realizzare eventi di formazione e informazione sul territorio».

Tagged: , , , , , , , , , , , , ,

1 comment

  1. lucia parise 14/07/2014 at 19:26 Reply

    faccio parte di un’associazione che si sta occupando dell’organizzazione di un mercatino del riuso ed opera a Mendicino nella provincia di Cosenza. mi piacerebbe avervi come ospiti per raccontare la vostra esperienza nella prossima edizione ad ottobre 2014

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leggi articolo precedente:
Abiti da sposa, come avviare un laboratorio artigiano mettendo a frutto la laurea in Scenografia

Maura Abello, prima o poi, vorrebbe indossare l’abito bianco. Per il momento, però, ne realizza moltissimi con le proprie mani,......

Chiudi