Abiti da sposa, come avviare un laboratorio artigiano mettendo a frutto la laurea in Scenografia

maura favole di seta
Maura Abello
, prima o poi, vorrebbe indossare l’abito bianco. Per il momento, però, ne realizza moltissimi con le proprie mani, su misura per le sue giovani clienti. Laureata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti, questa 29enne di Torino ha dato vita a Favole di Seta, laboratorio che disegna e confeziona abiti da sposa, un mestiere creativo e impegnativo, che richiede attenzione per i dettagli e cura dei particolari.

Maura, dalla scenografia alla sartoria da sposa: com’è avvenuto il passaggio?
«Gradualmente: in Accademia studiavo Costume per lo Spettacolo e facevo esperienza in sartorie teatrali e con costumiste. I costumi del ‘700 e dell’800 sono in realtà molto simili ai classici modelli da sposa: mi stavo preparando al mio attuale lavoro, ma non lo sapevo ancora».

Quando hai deciso che il tuo mestiere sarebbe stato quello di realizzare abiti da sposa?
«Ho accettato di fare un tirocinio in una sartoria per sposa perchè la sartoria teatrale dove avevo fatto richiesta non era più disponibile. Coincidenza fortunatissima, perchè appena ho visto quale cura e quale importanza si dava a quel tipo di abito e i tessuti meravigliosi, pizzi, perline, ricami… mi sono innamorata e da lì non sono tornata indietro».

Come hai imparato il mestiere?
«Mia mamma è sarta ed è la mia prima e migliore consigliera; ho fatto molta gavetta: stage, tirocini, lavoro come sarta e venditrice di abiti da sposa. Molta pratica, sì, ma è importante anche la teoria: ho studiato storia del costume, anatomia e modellistica e continuo sempre ad aggiornarmi, cercare nuove pubblicazioni. Ho la fortuna di conoscere un paio di altre giovani colleghe con le quali spesso mi confronto: ci diamo consigli su particolati di confezione o modellistica, ci scambiamo indirizzi di fornitori. il nostro è un mestiere così particolare e specializzato che è meglio aiutarsi che temere la concorrenza».maura favole di seta

È un bel messaggio, quello che stai lanciando. Quali passi hai compiuto per trasformare un interesse nel tuo lavoro?
«Per prima cosa ho chiesto consiglio ad una brava commercialista: circa un anno prima di aprire la partita Iva, ho cominciato a chiarire quali potessero essere i miei obiettivi e le mie necessità. Inoltre scegliere il nome è la cosa più difficile! In generale posso dire che tra il primo tirocinio in sartoria da sposa e l’apertura della mia attività autonoma sono passati circa cinque anni».

Quali gli investimenti e gli strumenti necessari?
«Ho tre macchine da cucire acquistate nuove, la meccanica è quella che uso di più, ma l’ho presa molto prima di cominciare l’attività. Ho alcuni manichini, un paio con taglie regolabili, gli altri da esposizione. Con un separé e un bello specchio il laboratorio è completo: non servono molti soldi per aprire un’attività come questa».

Cosa porta nel tuo mestiere artigiano il tuo titolo di studi?
«Conoscere le forme dei paniers del ‘700 mi aiuta a creare il sottogonna necessario a reggere uno strascico di raso di due metri e quando devo ricamare perline sulla scollatura di un abito, sono felice di aver seguito un corso di micromosaico, ad esempio. Una buona base teorica è indispensabile per chi fa un lavoro manuale, nel mio caso si tratta conoscere l’anatomia, il disegno geometrico, la storia del costume, saper schizzare un figurino insieme alla cliente».

Quanto tempo ci vuole per realizzare un abito?
«Difficile rispondere: ogni abito è una storia a sé. I tempi della scelta dei tessuti, delle modifiche e la quantità di prove non sono prevedibili, dipendono dalla sposa, non dall’abito».

Come ti promuovi?
«Il passaparola è la migliore pubblicità, ma mi promuovo anche su internet, tramite la pagina e il profilo di Facebook e pubblicità su siti dedicati al matrimonio. Anche i forum e i blog aiutano a farsi conoscere. In questo mestiere, però, le prove si fanno chiaramente sulla futura sposa ed è importante un contatto diretto, vis à vis, per comprendere le sue esigenze e creare un abito il più possibile in linea con i suoi desideri».

Come ti vedi nel futuro?
«Nel mio futuro spero che Favole di Seta diventi un nome conosciuto tra le sposine sognanti e… prima o poi vorrei indossare anch’io l’abito bianco!».

 

Author: Elisa Di Battista

Giornalista, classe 1982, mi occupo di mondo del lavoro, giovani e artigianato.

Tagged: , , , , , , ,

1 comment

  1. donatella tomassoni 03/02/2015 at 23:57 Reply

    ciao, sono un’ex sarta nonchè stilista, ormai da anni ho abbandonato quella che in passato è stata una mia grande passione, in questi giorni mi è capitata l’occasione di realizzare un abito da sposa per una ragazza e ho accettato, sono anche modellista e svilupp taglie ma non ho mai fatto un abito da sposa, però mi sono lanciata in quest’avventura, oggi però stavo cercando un consiglio per l’ampiezza della gonna e così cercando mi sono imbattuta in quest’articolo, ti faccio i miei complimenti per aver realizzato quello che io oramai non potrò più fare e ti auguro di realizzate tutti i tuoi sogni per “Favole di Seta” un’abbraccio. Donatella . Ps.: potresti dirmi tu quanto dovrebbe esser ampia una gonna arricciata con 4 o 5 veli di tulle in drittofilo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leggi articolo precedente:
Dalla laurea in Economia alla falegnameria: “L’artigiano del 2014 deve avere cultura del design e voglia di sperimentare”

L’odore del legno lo accompagna da quando era bambino, e gli è entrato così dentro che, dopo la laurea in......

Chiudi