Dal mondo della moda e dell’illustrazione alla lavorazione del cioccolato. Lasciare Londra per tornare nella propria terra, la Sicilia

didodì
Il suo è un percorso doppiamente controcorrente: non solo è una laureata che, invece, dell’ufficio ha scelto l’artigianato, ma ha anche deciso di rientrare in Sicilia, dopo un periodo di lavoro e di successo all’estero, perché sentiva forte il richiamo della sua terra. Valentina Indelicato, 30enne catanese, è laureata allo Ied di Roma e per anni ha lavorato come designer e illustratrice, ma da febbraio 2012 ha deciso di dedicarsi a una forma di artigianato artistico molto particolare e golosa, la lavorazione del cioccolato, sotto il marchio Didodì Chocolate Collection.

 Come ti sei avvicinata all’arte della modellazione del cioccolato?

«Didodi è nata quasi per caso. Sin da piccola decoravo uova di cioccolato per un negozietto di prodotti artigianali del mio paese, ero brava ma non ho mai seguito corsi, tuttavia sono sempre stata molto golosa. Disegno da quando ho 3 anni, è un dono che ho da sempre così come la capacità di modellare materie plastiche (il cioccolato in questione lo è). Quando nel 2011 sono rientrata a Catania dopo un’esperienza di lavoro a Londra, ho iniziato per gioco a decorare delle uova per regalarle alle persone a me più care. Così ho deciso di riportare le mie illustrazioni su queste uova, ed è in quel momento che sono nate le Didodì. Mi sono resa conto sin da subito di aver partorito qualcosa di inedito, qualcosa che colpisce per il messaggio innovativo che trasmette, e così ho deciso di depositare il marchio DIDODì sicilian chocolate collection iniziando a dare vita su carta a tutta una serie di prodotti».

Tu però sei in realtà una designer e illustratrice. Hai lavorato in questi settori prima?

«Sì, dopo la laurea nel 2007 ho trovato lavoro presso una casa di moda romana e lì è iniziata la mia carriera da stilista e illustratrice grafica. Dopo due  anni purtroppo l’azienda è fallita e  ho iniziato a fare la freelance per varie aziende occupandomi sia di accessori che di illustrazioni, realizzando book di tendenza per studi privati di moda, illustrazioni per studi pubblicitari, grafiche per aziende più o meno famose e contemporaneamente ho iniziato ad insegnare allo Ied, nel ruolo di assistente in progettazione grafica applicata alla moda, per 5 anni. Poi è arrivata l’occasione di lavorare per Zara: ho mollato tutte le consulenze che seguivo in Italia e sono partita per Londra per poter migliorare il mio inglese, convintissima che avrei imparato bene la lingua e superato un mio grande scoglio».

 A Londra com’è andata?didodì

«Sono partita convinta di rimanerci pochi mesi, e invece ci sono rimasta per un anno e mezzo perché mi sono letteralmente innamorata di quella città! Mi bastava pensare una cosa per ottenerla. E non sto esagerando, è stato per me un periodo magico, di grande crescita anche personale. Partita con due soldi in tasca ho dovuto adattarmi e trovare due lavori: uno in una gelateria di Soho la notte, e per Fashion tv di giorno. Ebbene sì, Fashion tv! Per puro caso, dopo sole due settimane a Londra, mi ritrovo nel backstage di una sfilata, mi propongo per dare una mano, lì l’organizzatore e responsabile dei due marchi che sfilavano mi vede, si rende conto che non capivo nulla di tutto ciò che dicevano ma che comunque mi stavo rendendo utile come pochi, mi chiama all’appello e in italiano mi dice: “Tu non capisci una parola d inglese vero?”, e io rispondo timidamente: “No…”, e lui: ”Da domani tu lavori per me!”. Nel giro di un paio di mesi organizzavo sfilate e servizi fotografici ed ero responsabile di tutti i backstage delle sfilate da lui seguite… che dire: certe cose non succedono solo nei film per fortuna! Nel frattempo continuavo a disegnare…».

 E poi?

«Nel 2010 da Viterbo una ex collega mi coinvolge per seguire una sua nuova linea di borse che aveva creato, ho deciso di accettare e sono rientrata. Era tutto meraviglioso, ma a un certo punto del mio girovagare ho sentito nostalgia di casa, della mia terra, dei miei affetti, dei luoghi a me familiari, ho sentito il bisogno di fare qualcosa per me, e non più solo per gli altri. E così nel 2011 sono rientrata a Catania. Sentivo che se volevo costruire il mio futuro era da qui che dovevo ripartire».

E così ti sei inventata Didodì. Come hai mosso, concretamente, i primi passi nell’artigianato?

«Non ho avuto il supporto economico di nessuno, ho preferito andare per gradi anche se mi sarebbe piaciuto avere la possibilità di avviare un’attività tutta mia e poter sviluppare tutti i prodotti da subito. Ma ho fatto due conti e ho mosso un passo per volta. In questi due anni ho racimolato contatti interessanti per  eventuali partnership, non ho aperto una bottega vera e propria ma al momento lavoro in collaborazione in partecipazione con pasticcerie locali: loro mi forniscono locali in regola per la lavorazione di alimenti e la  materia prima, io ci metto il mio marchio e il mio design che va dalla realizzazione del prodotto alla progettazione e realizzazione della sorpresa e del packaging illustrato. Al momento ho preferito iniziare con collaborazioni dato che non avevo da sola la possibilità di investire denaro per l’ avvio di questa attività e non sono riuscita a trovare soluzioni per prestiti. In un futuro non lontano però l’idea è quella di avviare un laboratorio tutto mio».

Come descriveresti la tua attività?

«L’obiettivo è  rivalutare prodotti tipici siciliani attraverso un progetto di design e comunicazione giovane, gioiosa, e innovativa! Più in là in progetto ci saranno anche ceramiche, t-shirt e accessori».

 Ti torna utile il tuo percorso di studi?

«La mia laurea mi sta servendo in quanto, se non avessi scelto di fare quel percorso di studi, non avrei mai partorito probabilmente quel tipo di illustrazione cosi personale che è Didodi (basta guardare le mie illustrazioni: Didodi è una bambolina esile con le giunture a vista che tengono uniti gli arti, il collo lunghissimo, la testa grande e occhi enormi, non ha naso ed è sempre sorridente). E comunque gli anni di studi allo Ied sono stati anni di sperimentazione e crescita».

 Avresti mai pensato che ti saresti dedicata all’artigianato?

«L’artigianato è una strada intrapresa per caso ma che mi dà grandi soddisfazioni. Non c’è nulla di più emozionante del creare qualcosa con le tue mani, non solo con la tua testa. Non è come progettare su carta e poi lasciare agli altri la realizzazione di quel prodotto. Realizzare artigianalmente qualcosa che nasce da te e che senti tuo è un po’ come come mettere l mondo un figlio, è tuo e ne senti la maternità: c’è un legame forte tra l ‘artigiano artista e il proprio prodotto».

 Quali prodotti ti vengono maggiormente richiesti?

«Mi vengono richieste maggiormente le uova a Pasqua. Anche se sono  un prodotto che si vende tutto l‘anno, in quanto l‘uovo dal momento in cui viene decorato diventa a tutti gli effetti “altro”, diventa una bambola, una Didodi appunto. E può essere regalata per compleanni, lauree , matrimoni. Anche perché oltre a personaggi di mia invenzione, spesso mi vengono richieste personalizzazioni o veri e propri ritratti su uova di cioccolato».

 Come ti promuovi?

«Tramite la pagina Facebook e di recente ho anche realizzato un mio sito web in cui spiego chi sono, racconto le mie illustrazioni e come da queste è nato il mio marchio. Partecipo anche ad eventi d’arte in tutta Italia, soprattutto quelli dedicati alle donne, e a fiere di settore. Nel 2014 mi farò promozione attraverso un tour d’arte itinerante in diverse città siciliane in cui collaborerò con  un geniale architetto siciliano, Renato Basile, creatore di eventi-contenitore per designer e artisti siciliani».

 Ultima curiosità: cosa significa Didodì?

«È l’acronimo di discreta dolce e dinamica. Lo storico Santi Correnti aveva definito una didodi la donna siciliana riscontrando in lei caratteristiche che la rendono speciale rispetto alle  altre donne: appunto la dolcezza la discrezione e la dipolmazia. Ma io ho voluto allargare il discorso a tutte le donne del mondo e modernizzarlo sostituendo alla diplomazia il dinamismo necessario al giorno d’oggi. Perché ne sono sicura: c’è una didodi nel cuore di ogni donna!».                     

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1 comment

  1. Mara 26/01/2014 at 21:31 Reply

    Grande artista e grande donna…le sue illustrazioni e i suoi lavori hanno sempre un tocco di originalità che contraddistingue il suo stile…grande vale…porta la tua arte ovunque 🙂

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