“Dopo la laurea in Filosofia ho fatto del bambù il mio mestiere”. Stefano realizza strutture con le canne del suo bambuseto

Stefano bambuseto
Robusto ma flessibile, il bambù è un materiale ricco di fascino e dai numerosi utilizzi possibili. Stefano Martinelli, 32enne di Stiava (Lucca) e laureato in Filosofia, ne sta scoprendo giorno dopo giorno le potenzialità, trasformando la lavorazione del bambù nel proprio mestiere. Insieme al socio Giacomo Mencarini ha dato vita a Bambuseto, in Versilia, dove si occupano delle canne di bambù e le lavorano realizzando strutture, oggetti, gazebi, sedie e altri complementi d’arredo.
bambù

Stefano come ti è sorta l’idea di dedicarti al bambù?
«Dopo alcune esperienze di lavoro stagionale, il lavoro di commerciale in un’azienda e il consulente venendo contratti di energia elettrica, mi sono trasferito per un anno nelle Langhe presso l’azienda agricola e fattoria didattica Terra di Langa di Anna Balbo, moglie di Lorenzo Bar, presidente dell’Associazione Italiana Bambù, di cui sono socio dal 2008. Qui la mia mansione era programmare i corsi, mentre davo una mano in azienda lavorando negli orti e curando il frutteto e il parco con i 100 tipi di bambù piantati da Lorenzo. E’ scattata così la miccia che mi ha portato a scegliere il bambù come mestiere, cinque anni fa».

Tornato in Versilia, dunque, cos’hai fatto?
«Insieme ad alcuni amici mi sono messo a ripulire dalle canne secche un bosco di bambù (bambuseto, appunto) vicino casa. L’idea è partita dal mio socio Giacomo, dopo aver preso parte all’arredo di uno dei bastioni delle mura di Lucca fatto dall’associazione italiana bambù nel corso di un evento che si chiama Murabilia. Dalla pulizia del bosco abbiamo imparato a gestire un bambuseto, e da lì abbiamo iniziato anche a lavorare il bambù, scoprendo a poco a poco le sue insuperabili caratteristiche di flessibilità e robustezza, e grazie all’abbondanza della materia prima abbiamo potuto fare sperimentazioni a non finire».

Come hai imparato a lavorarlo?
«Prima ho frequentato i corsi di Lorenzo Bar, poi ho iniziato a sperimentare forme e strutture diverse. Sono partito da strutture di semplice realizzazione, seguendo progetti realizzati già da altri, come lo Star Dome, fino ad arrivare alla stella cometa che ho realizzato da poco nel parco di Villa Borbone a Viareggio i giorni scorsi».

Oltre a te e Giacomo, chi lavora in Bambuseto?
«Ci appoggiamo a Lorenzo Bar, che è stato il nostro punto di riferimento per molto tempo; ci aiutano poi Alison Grace Martin per le costruzioni di strutture ad intreccio complesso, l’architetto Stefan Pollak e il gruppo di AK0 con cui abbiamo realizzato due workshop e con cui collaboriamo su lavori di arredo in Centro Italia. quindi lavoriamo con l’architetto Marco Mariotti che ha realizzato quest’estate una splendida struttura che ha fatto da scenografia alla sua performance con le ombre, a Carrara; e con l’architetto Emanuele Cavallo che lavora come freelance e artigiano realizzando manufatti in terra cruda e calce. E poi collaboriamo con Roberta Patalani, arredatrice ex scenografa; il gruppo di paesaggiste Verdedentro Architetti, con le quali abbiamo realizzato strutture come Tetard, per la fondazione parco della Versiliana a Pietrasanta. Dimentico sicuramente qualcuno, perché la rete di Bambuseto è in continua evoluzione e sono diversi gli architetti, gli ingegneri e le persone con cui anche solo saltuariamente collaboriamo. Formalmente siamo artigiani con partita Iva, almeno per il momento credo che manterremo questa forma societaria ancora per un po’».

Attualmente questa è la tua principale attività?
«Ci campo degnamente. Produco anche miele per hobby e per passione e ho un piccolo orto dove mi coltivo pomodori, insalate, cavoli, eccetera».

Quanto costano gli allestimenti e quanto tempo occorre per farli?
«I costi sono variabili ma in genere vanno dai 300 euro in su. Le variabili sono molte. Ad esempio, per l’installazione di 6 Star Dome MAXI di oltre 6 metri di diametro ciascuno a Pistoia, utilizzati durante
l’inaugurazione del Vannucci Nursery Park, abbiamo impiegato circa 5 giorni, più una settimana di tempo per la preparazione del materiale necessario».

Quali difficoltà incontri?
«I lavori che faccio sono quasi sempre delle prime, spesso sono lavori on demand e quindi prettamente su
misura. Le difficoltà sono legate alla necessità di rimettere sempre tutto in questione quando si costruisce una struttura con un materiale flessibile e leggero come il bambù, calcolando bene ogni particolare in fase di progettazione, con attenzione massima alle fasi di montaggio della struttura e cercando di prevedere per quanto possibile le difficoltà che si possono incontrare, ma che sono comunque superabili. La cosa più ostica è invece riuscire a trovare clienti che abbiano disponibilità di pagare le strutture che desiderano».

Che bagaglio porti con te dalla laurea?
«Beh, penso che la laurea in Filosofia mi consenta di avere una marcia in più, credo che la filosofia mi abbia fornito gli strumenti logici e di apertura mentale necessari per potermi applicare praticamente in qualsiasi campo. Secondo me tutto (o meglio quasi tutto!) diventa possibile con una laurea in filosofia».

 

 

Author: Elisa Di Battista

Giornalista, classe 1982, mi occupo di mondo del lavoro, giovani e artigianato.

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Comments: 6

  1. Scettico 17/12/2013 at 21:15 Reply

    Ciao a tutti.
    Sicuramente il sito è carino e ben fatto. Sicuramente l’idea di fondo del blog è nobile e pure affascinante.
    Io però sinceramente, trovo abbastanza fastidiosa tutta quest’enfasi…
    Lo sappiamo tutti, e da quello che leggo ho solo conferme, che per intrapprendere attività artigianali di questo tipo e quindi di tasso qualificante estremamente elevato, non si può partire da soli, senza un capitale e senza appoggi…
    Nelle storie stesse che si vanno raccontando e che possono anche stupire si narra di laureati ok, ma che comunque avevano già alle spalle una tradizione di famiglia, o una dote, un appoggio a una Organizzazione, una Associazione, un conoscente e così via…
    Avete idea di quale investimento, costi e rischi abbia oggi giorno in Italia l’avviare un’attività artigianale??
    E a 27 anni e laureati, come nel mio caso, senza aver mai avuto la possibilità di acquisire esperienza con lavori manuali e venendo letteralmente deriso anche solo al presentarsi in una cucina di un ristorante per lavare i piatti con il tuo CV….mi dite come si fa ad acquisire manualità e oltretutto così specializzata, qualificata e elevata??
    Io non ho genitori/nonni o amici artigiani, non sono un socio fondatore di una Associazione artigianale…Sono solo un semplice ragazzo che ha fatto il Liceo, l’Università e che cerca disperatamente, ma da solo e in modo onesto, di entrare nel mondo del lavoro facendo corsi professionali su corsi professionali….
    Io vorrei ECCOME fare un lavoro manuale!!!
    Peccato che l’unica possibilità che mi sia stata offerta è stata quella di andare ad aiutare in una Serra dei ragazzi con handicap psichico-fisico e tramite il servizio civile regionale! E stop…Oltretutto poi sono venute fuori le solite cose all’italiana che non dico….

    Il punto è; è bellissimo raccontare queste esperienze, davvero bello. Peccato che raccontate così restano delle belle “storie” o favole, come Cenerentola o la Bella addormentata o Pinocchio…

    Perchè non viene scritto un articolo concreto dove si spiega come poter avviare una attività di queste, dai costi di investimento e al modo, posto che esista, di diventare artigiani partendo da 0???

  2. Elisa - blogger Laureati Artigiani 22/12/2013 at 14:41 Reply

    ciao Scettico
    grazie per la possibilità di confronto ma, soprattutto, per l’interessante suggerimento di scrivere post concreti in cui spiegare davvero, numeri e testimonianze alla mano, da dove partire per avviare una attività artigiana. Cercherò di seguire il tuo consiglio con post dedicati, anche se già ora in alcune storie cerco di essere concreta il più possibile, andando ad indagare in merito a difficoltà, ostacoli, investimenti necessari da parte dei laureatiartigiani.

    Ti faccio qualche esempio: Ela ha raccontato quanto ha investito per macchinati, strumenti, marchio, prima rata INPS, ecc per avviare la sua attività sartoriale in casa, e inoltre spiega che ha seguito e segue corsi e scuole per formarsi costantemente: http://www.laureatiartigiani.it/2013/11/03/lavoro-inventa-marketing-sartoria-digitale/

    Anche Emanuele, falegname, spiega che ha iniziato con un budget di 5000 euro e gli strumenti di un falegname in pensione della sua zona, che ha cercato e trovato con fatica, dopo tanti tentativi http://www.laureatiartigiani.it/2013/05/24/il-fisico-falegname-occasione-alternativa-insegnamento-ricerca-impensabili-in-italia/

    Piero, forcolaio, ha costruito da solo alcuni impianti e ristrutturato una location adibendola a bottega, e per anni ha seguito un maestro forcolaio della sua città per imparare il mestiere, bussando letteralmente alla sua porta: http://www.laureatiartigiani.it/2013/12/10/astronomo-remer-forcole-remi-gondole-mestiere/

    Carolina, prima di avviare un calzaturificio, ha adibito casa sua a laboratorio, e ha contattato personalmente artigiani locali per carpire i trucchi del mestiere http://www.laureatiartigiani.it/2013/10/24/aprire-un-calzaturificio-psicologa-precariato-scarpe-su-misura/

    Paola, orafa, cerca di partecipare il più possibile e fiere ed eventi anche costosi per farsi conoscere http://www.laureatiartigiani.it/2013/08/28/architetto-gioielli-artigianali-progettazione/

    Come vedi, questi sono solo alcuni esempi di giovani che – senza avere appoggi o una famiglia artigiana alle spalle – hanno avviato una propria attività, imparando sul campo, tentando nuove strade, rubando il mestiere, bussando alle porte delle botteghe, insistendo e non scoraggiandosi. I rischi e le difficoltà di cui parli ci sono, eccome, e i laureatiartigiani a cui do voce ne parlano spessissimo: per questo io li definisco coraggiosi, proprio perchè non è da tutti, e non è facile, partire da zero, con i costi, gli investimenti, le tasse e spesso il salto nel vuoto che aprire un’attività impone.

    Come blogger, cercherò di dare più spazio alle dritte concrete su come ‘diventare artigiani da zero’ perchè è effettivamente utile; a livello personale, posso consigliarti di prendere contatti diretti con artigiani e con associazioni di categoria della tua zona, per chiedere consigli ed esprimere dubbi, e iniziare a creare una rete di contatti cche potrebbe tornarti utile.

    In bocca al lupo!
    ciao e grazie per il tempo e l’attenzione che dedichi al blog! 🙂

  3. Stefano 24/12/2013 at 13:05 Reply

    Ciao scettico,
    sono partito senza capitale, o meglio senza spendere soldi ma investendo molto tempo che ovviamente ciascuno di noi ha sottratto ad altre attività o lavori, non ero da solo, gli appoggi ce li siamo cercati e comunque i primi anni non puoi che contare su te stesso,.
    per quanto riguarda la manualità prima di mettermi a fare questo lavoro sapevo a malapena che in senso orario si avvita e in senso antiorario si svita.
    Si impara facendo, si impara anche a 30 anni come me, si impara anche senza una laurea. Ci vuole ambizione. Ci vuole coraggio. Ci vuole tempo. Ci vuole passione ma soprattutto e sottolineo soprattutto ci vogliono le idee chiare. All’inizio può anche non esserci chiarezza, si può iniziare per gioco, per hobby, per passione appunto, ma quando si scopre di avere delle carte da giocare e si capisce che quello che stai facendo è ciò che vuoi fare per il resto della tua vita allora è il momento di mettersi sotto e spingere sull’acceleratore.
    In bocca al lupo!
    Stefano

  4. "un ammiratore" 24/12/2013 at 19:08 Reply

    Personalmente condivido da un lato le difficoltà elencate da Scettico nell’ inziare “ex novo” una Attività Artigianale di cui si è magari completamente a digiuno, dall’altra riconosco anche, negli esempi presentati da Elisa, la tenacia, la sana caparbietà e costanza di coloro che hanno intrapreso e proseguono un certo “iter”.
    Purtroppo va anche obiettivamente riconosciuto che l’esito e la riuscita della operazione la si vede, purtroppo, solo alla fine e magari dopo tante energie profuse.
    Pertanto, a questo punto, tra la perplessità di Scettico e i casi invece descritti da Elisa, è necessario inserire un terzo elemento che funga da “ponte” tra le due posizioni.
    Il terzo elemento che funge da “ponte” e che collega le 2 posizioni risulta essere il singolo individuo, ognuno con le proprie caratteristiche, qualità, risorse e, perchè no, debolezze. le quali tutte insieme forniscono, o non forniscono, una spinta alla riuscita, oppure alla non riuscita, dell’impresa. Già cmq il parlarne è positivo. Complimenti e Auguri a tutti.

  5. Carolina Carrozza 29/01/2014 at 07:00 Reply

    Non posso trovare voi su cardsapp, come posso trovarti?

  6. Giovanna 25/09/2014 at 15:35 Reply

    Ciao Stefano io ho studiato agraria a pescia e mi sono appassionata al bambù…avevo fatto domanda per iniziare un’attività ma non ho avuto accesso al credito ..ti chiedevo quali sono le specie migliori per creare degli oggetti? Ti lascio il mio tel 3498122697 magari mi lasci l’indirizzo per venire a visitare il tuo bambù sento grazie ciao giovanna

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