L’astronomo “remèr” che costruisce forcole e remi per gondole. “E’ un mestiere raro, siamo solo quattro in tutto il mondo”

piero dri remer
Inizialmente voleva dedicare la vita allo studio delle stelle, poi ha cambiato rotta, e ha deciso di costruirsi un futuro legato all’acqua, quella della sua città, Venezia. Piero Dri, 29 anni, laureato a pieni voti in Astronomia a Padova, è da aprile 2013 uno dei pochi remèr al mondo (e forse uno tra i più giovani), ovvero un costruttore di remi e forcole per le gondole. Un mestiere che ha imparato andando a bottega per 6 anni dal maestro Paolo Brandolisio, prima di avviare la propria bottega, Il Forcolaio Matto.
Come hai deciso di diventare forcolaio?
«Anzitutto “forcolaio” è soltanto il mio nome d’arte. In verità il mestiere è quello del remèr, cioè il costruttore di remi e forcole. Esisteva durante la repubblica la cosiddetta “Arte dei Remèri” ovvero una corporazione regolata da una precisa mariegola (statuto dei diritti e doveri degli aggregati, Ndr.), corredata anche da un’apposita insegna. È quindi un mestiere molto antico, che risale al 1307. Ho deciso di iniziare questo mestiere dopo un periodo di difficoltà all’università: ero pendolare da 5 anni e sostenevo esami uno dietro l’altro, senza sosta. Inoltre da un po’ mi rendevo conto che come astronomo le cose non sarebbero state facili, soprattutto per un carattere come il mio».

In che senso?
«Per trovar lavoro bisogna essere disposti a una vita nomade, in giro per il mondo, senza certezze. Questa vita non faceva per me, la mia ragazza Francesca era ed è di Venezia, la mia famiglia anche: io ci sono troppo attaccato, sono un nostalgico e ho bisogno di punti di riferimento fissi. Fare ricercatore mi avrebbe costretto a rimanere succube di un modello di società che piano piano iniziava a starmi sempre più stretto. La mia ragazza mi ha dato una grossa spinta per cambiare vita, e devo ringraziarla: un giorno sono entrato nella bottega di Paolo Brandolisio chiedendo se potesse esserci lavoro per me. Purtroppo non ce n’era, ma mi disse che potevo andare a vedere se volevo ogni tanto».piero dri remer

E poi?
«Ho iniziato a frequentare la sua bottega, e giorno dopo giorno a imparare e a capire un nuovo mondo. Affascinante, tecnico e artistico insieme, bellissimo, e mi ci sono appassionato. Sono stato col mio maestro per circa 6 anni e ho imparato il mestiere. Piano piano ho iniziato a pensare di aprire un mio laboratorio e, avuta la fortuna di trovare un vecchio magazzino, l’ho restaurato tutto investendo i sabati e le domeniche per circa 2 anni, e adesso è il mio laboratorio».

Hai sempre subito però il fascino della laguna?
«Sì, da quando avevo 3 anni il nonno mi portava in barca a remi e mi insegnava ad apprezzare la nostra laguna, la sua calma, i suoi silenzi. La voga è da sempre parte del mio DNA, e così Venezia. Inoltre con mio papà ho sempre lavorato il legno e sviluppato una certa manualità e praticità. Il mondo dei remi e delle forcole, tuttavia, non lo conoscevo molto, lo davo per scontato ma non avevo mai esplorato da vicino come effettivamente si costruisce un remo, lo si ripara e come si costruisce una forcola».

È stato complicato aprire la tua bottega?
«Sì perché in centro a Venezia ci sono tante leggi e normative da considerare. La cosa difficile è trovare gli strumenti che servono per fare le forcole e i remi. Un tempo c’era tutta una schiera di artigiani che erano anche uno al servizio dell’altro, ma ora non ci sono più e non è facile procurarsi gli arnesi. Bisogna farseli da sé o sperare di trovare ancora qualcuno che li sappia fare».

Tu come ti sei mosso?

«A parte gli impianti elettrico e idrico, ho progettato da solo l’impianto di aspirazione, ho progettato e realizzato il laboratorio, acquistato macchinari usati, costruito pialle e arnesi, limitando coosì i costi di investimento. Inoltre, se i proprietari del locale non mi facessero un prezzo di favore, sarebbe stato impossibile aprire la bottega. Penso che se non mi fossi mosso in questo modo, avrei dovuto pensare di investire qualcosa come 100mila euro, una cifra impegnativa».

Il legno invece dove te lo procuri?
«Dai rivenditori di legname della zona. A Venezia ce n’è uno da cui prendo le tavole. Per il noce bisogna comprare direttamente gli alberi, selezionarli e portarli in segheria per tagliarli come voglio io, con le misure che mi servono. Mi appoggio spesso anche a SloWood (ne abbiamo parlato qui). Vorrei osare e sperimentare il più possibile legni locali e sostenibili».

Quali difficoltà incontri quotidianamente?
«Le difficoltà maggiori stanno nel fatto che mi sento costantemente messo alla prova. Soprattutto quando costruisco una forcola o un remo per un atleta che fa regate di voga alla veneta. Sembra impossibile ma loro guardano i millimetri! Ognuno ha le sue preferenze e la forcola dev’essere esattamente eseguita su misura. Non è facile farlo in maniera perfetta e ci vuole impegno ed esperienza. Bisogna sempre pensare che si parte da un tronco di noce di circa 70 cm di diametro e che la forcola è già dentro di lui: il mio mestiere consiste nel tirarla fuori».

E le soddisfazioni?
«Arrivano quando le cose riescono, quando ti fanno i complimenti per il tuo lavoro. E poi mi soddisfa molto il fatto che sono riuscito a fare una cosa che pochi fanno: siamo in quattro al mondo, e questo fa parte del mio carattere, io odio uniformarmi. Facendo il remèr posso dire di potermi ribellare un po’ a questa società spesso finta, fatta di touch screen e IPad: io non ho niente di tutto questo e sono contento così. In più la gente mi dà stimolo. A Venezia c’è tanto bisogno di questo, molti qui speculano ad esempio sul turismo, invece bisogna riportare la città a una dimensione più umana».

Il digitale però può essere uno strumento importante per il lavoro artigiano…
«Il digitale sì, è un appoggio, uno strumento utile, soprattutto per quanto riguarda la vendita ai turisti e la pubblicità internazionale. La forcola infatti è considerata una scultura e molti la apprezzano molto anche come oggetto d’arte o d’arredamento, altri la regalano per un matrimonio o per un occasione importante. Mi hanno consigliato di creare una pagina Facebook e, anche se un po’ controvoglia, l’ho fatta. Però sicuramente serve, e adesso sto lavorando anche al sito. D’altronde, la mia bottega è un po’ nascosta, e quando clienti e curiosi mi scoprono leggo sempre la contentezza di trovar qualcosa di autentico a Venezia».

Cosa ti sta dando la tua laurea?
«Direi che una laurea è sempre un valore aggiunto. Mentre iniziavo a frequentare la bottega del mio maestro, ho continuato seppur con molta fatica a dare gli ultimi esami per finire e non avere rimorsi in futuro. Sono contento di aver terminato quel capitolo della mia vita, sono contento di quelle fatiche. Essere da soli a mandare avanti un’azienda significa che oltre al lavoro devi pensare a mille altre cose, devi pianificare, devi rendere redditizie le tue giornate, quindi sicuramente avere alle spalle una certa preparazione aiuta. Aiuta aver conosciuto un po’ il mondo là fuori, è utile per rapportarsi meglio con le persone».

Progetti futuri?
«Mi vedo qui, mi vedo a lottare per Venezia. Voglio riuscire ad abitare qui, visto che avendo investito tutto in questa avventura vivo ancora con la mia famiglia. Diciamo che il futuro lo vedo all’insegna della lotta! Ma sono fiducioso e spero che questa latente riconsiderazione di vecchi mestieri e di quello che è davvero utile e indispensabile per una società, emerga con forza e ci si risistemi un po’. È importante più che mai a Venezia, ma penso in tutta Italia e forse anche più in là, creare aggregazione, tessuto sociale, badare al reale e non al virtuale e al superfluo».

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Comments: 2

  1. Ammiratore 25/12/2013 at 07:02 Reply

    Dall’iniziale impegno di osservazione e studio di stelle e pianeti, al controllo e dominio manuale dell’acqua, non disgiunto, però, oggi dai “piedi per terra” nell’impegno della quotidiana gestione della propria bottega.
    Nel piccolo, richiama alla mente la Storia dell’Uomo che, “ab initio”, guardava il cielo, ne studiava gli astri, per poter solcare ed orientarsi nel mare, al fine di giungere su nuova terra-ferma ed abitarvi.
    Complimenti ed Auguri.

  2. Fabio 03/03/2016 at 14:18 Reply

    Buongiorno sono non udente ho visto internet x remi e forcole dove vengo parlare aspetto risposta email o SMS 3470226673 grazie mille se bossibile usati?

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