Artigiani digitali, chi sono e cosa fanno? Ce lo spiega il Manuale del Maker, fresco fresco di stampa

manuale del maker
Artigiani, e poi? La nuova frontiera, che viene dagli Stati Uniti e lentamente si sta affermando anche in Italia, è quella dei maker, ovvero artigiani digitali e tecnologici. Un po’ inventori, un po’ “smanettoni”, sicuramente entusiasti e creativi, i maker stanno partecipando a quella rivoluzione che consente a ognuno di produrre oggetti da sé (dai portachiavi alle biciclette, dalle lampade ai bicchieri…) adoperando strumenti ad alto livello tecnologico come stampanti 3D, fresatrici a controllo numerico, taglierine laser. 

In fondo, i nostri nonni, che si destreggiavano tra legno e martello, paglia e ferro, non erano anche loro dei maker? Beh, quelli contemporanei, allora, non stanno che ricalcando le loro orme, sfruttando i vantaggi della tecnologia…

Districarsi in questo mondo, specialmente all’inizio, non è semplice. Ci viene in aiuto “Il Manuale del Maker” (Edizioni Fag Milano, 324 pag.), di Andrea Maietta e Paolo Aliverti (anche conosciuti come i fondatori di Frankenstein Garage: per saperne di più leggete questa intervista pubblicata su Walk on Job), due maker che hanno pensato bene di chiarire le idee ai curiosi e di spiegare, una volta per tutte, dall’A alla Zeta, chi è e cosa fa un maker.

“Il maker è una persona che prova piacere nel costruire oggetti con le proprie mani, con la propria inventiva, la propria tecnica e le proprie abilità. Il maker fa quello che gli artigiani fanno da secoli, con l’amore per il proprio lavoro e per la propria arte, con il supporto delle nuove tecnologie: è un artigiano digitale, che utilizza nuovi strumenti per reinventare una professione che sta scomparendo” (p.17).manuale del maker

Il Manuale è anche molto altro: spiega nel dettaglio gli strumenti del maker, dalla stampante 3D alla fresatrice a controllo numerico, alla taglierina laser, con suggerimenti e trucchi. Ma affronta anche i temi legati alle start up e alle questioni di chi decide di avviare un’attività, tra venture capitalist, business angel e ricerca del finanziamento (con una realistica quanto spiritosa deviazione, su quest’ultimo tema, individuando nella “nonna” la prima fonte di finanziamento da quando siamo piccoli 😉 ).

Quindi punta sull’uso dell’elettronica e di Arduino per dare vita agli oggetti. Proprio così, Arduino, una sorta di piccolo computer che può interagire con il mondo circostante: grazie ai sensori può rilevare eventi fisici e compiere determinate azioni sulla base di regole decise dal maker. Ad esempio, rilevando il livello di umidità di una serra, attiva o chiude l’irrigazione quando occorre. E non solo: essendo open source, ogni “smanettone” sa come adattare la scheda alle proprie esigenze. Certo, sembra roba per informatici e ingegneri, ma nel Manuale del Maker si può trovare un punto di partenza. Fino ad arrivare poi al cosiddetto Internet degli Oggetti, ovvero alla possibilità di fare interagire gli oggetti tra di loro, con le persone e con i social network, Twitter in primis. A proposito, lo sapevate che anche la vostra caffettiera può twittare? 😉

E se siete anche voi aspiranti maker, artigiani, o semplicemente curiosi, ecco i consigli dei due makers, autori del Manuale:
Paolo Aliverti: “Credo che più che la tecnica sia importante lo stato mentale: bisogna partire da se stessi. Non bisogna avere paura di provare a realizzare qualcosa e di sporcarsi le mani. Spesso non si parte neppure perché si crede di non essere in grado o di non avere l’abilità necessaria. Si sbaglierà e i risultati saranno scadenti, ma provando e riprovando, con costanza alla fine si diventerà abili”.

Andrea Maietta: “La rete mette a disposizione un insieme inesauribile di risorse. Noi abbiamo provato a condensare in un libro le prime, in modo da aiutare chi vuole partire e non vuole impazzire nelle ricerche, comunque l’unico modo per imparare a fare qualcosa è… farlo! Qualcuno dice che siano necessarie almeno 10.000 ore di pratica, quindi chi vuole fare il maker – ma anche l’artigiano tradizionale – deve rimboccarsi le maniche. Per fortuna le barriere all’ingresso e i costi di attivazione sono molto più bassi che in passato, quindi veramente chiunque può utilizzare i nuovi strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.
Il consiglio è di partire da un problema che abbiamo noi in prima persona e che vogliamo risolvere, magari cercando qualcuno che ci possa aiutare: il ruolo della comunità nel nuovo paradigma è fondamentale, e può accelerare moltissimo il processo di apprendimento e portare vantaggi enormi anche a livello sociale, perché avremo la possibilità di conoscere diversi esperti e appassionati con cui dividere le nostre emozioni. Inoltre con le nuove tecnologie il tempo e i costi necessari allo sviluppo di una soluzione valida, o addirittura di un prodotto per il mercato, sono decisamente più bassi rispetto all’utilizzo di strumenti tradizionali. Quindi…

“Do. Or do not. There is no try” (Master Yoda)

Insomma… trovate subito qualcuno con cui mettervi al lavoro!”.

In tre parole, condensiamo: osare, condividere, conoscere 😉
Buona lettura e buon lavoro.

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