Il tecnologo alimentare che costruisce burattini: “Sono artigiano ma anche attore quando vado in scena, e formatore quando lavoro coi bimbi”

michele la zazzera laureati artigiani
Pensate che il mestiere di burattinaio sia sorpassato e “vecchio”? Se sì, leggendo la storia di Muli e Mulini vi ricrederete, scoprendo un mondo fatto di fantasia e saper fare. Michele La Zazzera, tecnologo alimentare 35enne di Foggia – con tanto di master in Marketing Alimentare a Madrid e dottorato – insieme alla sua compagna Anna Bordasco, grafica freelance diplomata in Belle Arti, ha avviato niente po’ po’ di meno che una bottega itinerante in cui realizzano burattini e ideano storie da proporre in laboratori creativi per bambini in tutta Italia. Un’iniziativa decisamente originale.

Come nasce la passione per i burattini?
(Michele): «La mia passione per il teatro di figura è iniziata subito dopo la laurea ed scaturita dall’incontro con alcune persone che “bazzicavano l’ambiente” già da tempo. Avevo frequentato alcuni laboratori di teatro dell’attore organizzati dalla facoltà di Lettere della mia Università, ma non avevo mai preso in considerazione questa forma di teatro così particolare e affascinante. Una volta a Madrid scopro che nel parco più importante della città, il Parque del Retiro, c’è il teatro municipale dei burattini e divento assiduo frequentatore degli spettacoli inseriti nel cartellone estivo. Più in generale, a Madrid ho avuto la possibilità di venire in contatto, anche se solo da spettatore, con l’arte di strada».

Come hai trasformato questa curiosità nel tuo lavoro?
«Dopo il dottorato mi sono preso un anno di riflessione, nel 2011. Una pausa un po’ cercata e un po’ imposta dalle circostanze, dato che l’invio di curriculum non ha sortito alcun effetto. Nel frattempo ho conosciuto Anna ed è stato durante questo periodo di riflessione che è nata l’idea di mettere su una compagnia teatrale e preparare il nostro primo spettacolo».

Anna, tua compagna e collega, con la sua formazione artistica, ha giocato quindi un ruolo chiave…
«Esatto. E’ infatti stata lei, conscia della mia passione per questa forma d’arte, a coinvolgermi nel suo progetto. Anna ha studiato all’Istituto d’Arte e si è successivamente laureata all’Accademia di Belle Arti proprio con una tesi sul ruolo del teatro di figura nella vita e nella poetica di Hans Christian Andersen, lo scrittore danese celebre soprattutto per le sue fiabe. La tesi prevedeva, oltre ad uno studio teorico, l’elaborazione di un testo teatrale e la realizzazione di burattini, scenografie, eccetera. Da lì è nato tutto».

Avviare una bottega di burattini, però, non è così semplice. Come avete cominciato?
«All’inizio si è svolto tutto in una cantina: i primi esperimenti con i materiali, la costruzione dei burattini e del materiale di scena. Le prime prove dello spettacolo si sono svolte in privato, quasi in segreto. Allo stesso tempo siamo andati in giro per l’Italia a seguire stage, corsi e laboratori di vario genere. Questa fase di incubazione è durata quasi 2 anni. Poi, l’anno scorso abbiamo fondato la compagnia e iniziato a proporre lo spettacolo, ispirato ad una fiaba di Andersen, e i nostri laboratori creativi per bambini».

In precedenza avevi mai pensato di dedicarti a un mestiere artigiano, dopo la laurea?
«No, anche se l’arte ha sempre avuto una forte attrazione su di me».

Vi sentite più artigiani, più artisti, più formatori o altro?
«Il mestiere del burattinaio è un mestiere molto complesso. Devi essere un buon attore, ma anche un bravo scultore, pittore, sarto, elettricista, fabbro, falegname… Un burattinaio che si rispetti costruisce tutto da sé! Ogni aspetto merita attenzione, cura e molto studio. Ovviamente non va trascurato il ruolo di formatore che questo lavoro ti porta a ricoprire, specialmente quando sei a più stretto contatto con i bambini, come avviene durante i laboratori creativi».

Il vostro è un laboratorio itinerante: in cosa consiste?michele la zazzera muli e mulini laureati artigiani
Attualmente non disponiamo di una sede, per cui ci rechiamo in scuole, piazze, biblioteche, ovunque ci sia richiesta. Nel nostro laboratorio costruiamo su commissione burattini, elementi scenografici tutto ciò che ha a che vedere con il teatro di figura. Per i lavori di costruzione che ci vengono richiesti la sede è Internet, che è un formidabile canale di comunicazione e molto lavoro nasce proprio tramite i social network, e Facebook su tutti. E poi da cosa nasce cosa: spesso capita che dopo un laboratorio o uno spettacolo ci contatti qualcuno che ha apprezzato il nostro lavoro e ci proponga qualcosa. Il mondo reale vince ancora su quello virtuale».

Quali difficoltà state incontrando?
«Le difficoltà sono tante, non saprei da dove iniziare. Le soddisfazioni altrettanto numerose, e in grado di compensare le prime. E’ capitato più volte che dei bambini alla fine dello spettacolo ci abbiamo detto “E’ stato bellissimo, quando lo rifate?”».

C’è qualcosa che hai appreso all’università e che ti sta tornando utile?
«La capacità di essere analitico, la curiosità, la spinta a non fermarmi in superficie ma a scavare nel profondo, che si tratti di una tecnica creativa da elaborare o di una storia da inventare».

Attualmente questa è la vostra attività principale?
«Mi sono diviso tra spettacoli e laboratori e un contratto di collaborazione della durata di un anno in Università, che però sta volgendo al termine. Anna invece, terminati gli studi in Accademia, si è dedicata totalmente a questo progetto. Per ora si può dire che quello che guadagniamo ci basta per la nostra formazione, per acquistare attrezzature, per mantenerci il furgone eccetera».

Cosa rappresenta oggi l’artigianato? Il piano B o un’alternativa costruttiva?
«Sicuramente il mercato del lavoro rende sempre più difficile l’inserimento in un contesto per così dire “normale”. Per quanto mi riguarda, questa scelta non rappresenta assolutamente un ripiego, un’ultima spiaggia, anche se intraprendere questa strada comporta delle rinunce e delle scelte non facili da prendere».

Author: Elisa Di Battista

Giornalista, classe 1982, mi occupo di mondo del lavoro, giovani e artigianato.

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Comments: 2

  1. Adele Manco 12/03/2015 at 10:39 Reply

    Ciao ragazzi, sono Adele Manco, scenografa e insegnante a scuola da undici anni. Ho letto tutta la vostra storia e mi sono innamorata perché questo che voi avete creato è il mio grande sogno. Voglio farvi i complimenti e con grande ammirazione vi auguro di restare sempre nel settore che credo sia una fra bella terapia per queste nuove generazioni.
    Io sono di Sannicola di Lecce vivo girovagando in provincia e spero di avere notizie per farvi venire a fare uno spettacolo a Gallipoli porterei i miei ragazzi che sono circa 200!!!
    Vi lascio il mio numero per eventuali accordi: 3384881408.
    Se vi piace l’idea di venire a GALLIPOLI fatemi sapere. Potrei anche ospitarvi nel mio B&B.
    Ciao e a presto
    Adele 🙂

  2. Monica Albanese 18/12/2015 at 22:01 Reply

    Salve, sono un’insegnante siciliana. Sto leggendo delle vostre attività e le trovo molto interessanti. Quest’anno sto contribuendo a realizzare con i ragazzi un lavoro sugli antichi mestieri, che parteciperà ad un concorso. Potresti inviarmi delle immagini relative alla tua occupazione?

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