Dopo la laurea in Tecniche Erboristiche, trasforma l’azienda agricola dei nonni in un laboratorio. Ora produce assenzio e distillati

mistico speziale laureati artigiani
Liquori e distillati, rosolio ma anche elisir di liquirizia e alle spezie orientali. E poi l’assenzio, il famoso liquore dei poeti maledetti. Tutti rigorosamente preparati artigianalmente da Mistico Speziale, ovvero da Saverio Denti, 29enne di Roncadella (Reggio Emilia), laureato in Tecniche Erboristiche con una tesi proprio sull’assenzio, e dal 2010 produttore di liquori artigianali insieme alla sorella Valentina.

La tua idea è decisamente originale: come ti è venuta?
«Mentre preparavo la tesi vedevo come un sogno irraggiungibile quello di aprire una piccola distilleria di assenzio. Poi però si è fatta più concreta l’idea di coltivare piante officinali e avviare una attività in proprio dopo la laurea, in quanto non trovavo lavori soddisfacenti nell’erboristeria (ad esempio mi sarebbe piaciuto lavorare in un laboratorio erboristico) e poiché avevo a disposizione del terreno, ho deciso di provare questa strada. L’obiettivo era quello di fare un prodotto di alta qualità, in quantità limitate, seguendo minuziosamente tutte le fasi produttive, dalla semina delle piante in campo all’imbottigliamento del liquore finito. Per farlo, potevo sfruttare le conoscenze acquisite durante gli studi».

Quindi avevi già un terreno di famiglia?
«Sì, i miei genitori fanno tutt’altro, ma i miei nonni avevano una azienda agricola e io sono cresciuto in campagna, quindi credo che il mio “ritorno” alla terra sia dovuto anche a questo. Semplicemente ho impostato un’azienda agricola in modo non convenzionale: qui tutti fanno vino e parmigiano, io ho voluto fare qualcosa di “nuovo” anche se nuovo non è, perché è la riscoperta di antiche preparazioni».mistico speziale laureati artigiani

Come hai avviato l’attività?
«Inizialmente, dopo la laurea è nata l’idea di provare a coltivare le piante officinali che compongono la ricetta dell’assenzio, ma non solo, volevo coltivare anche varie specie di piante officinali che si adattassero al nostro clima e terreno e quindi crescessero senza troppi problemi e senza uso di pesticidi o altro, in maniera completamente naturale. Il passo successivo è stato allestire un laboratorio a norma e un essiccatoio, per trasformare direttamente le piante che in piccola parte vendiamo a laboratori erboristici (che a loro volta le trasformano), mentre il resto lo usiamo direttamente nei nostri liquori».

Come ti sei mosso a livello di finanziamenti e investimenti?
«Per avviare questa attività ho preferito partire senza aiuti né finanziamenti per restare più indipendente possibile, partendo veramente in piccolo, con il minimo necessario, perché ovviamente non sapevo se l’idea sarebbe stata vincente o un buco nell’acqua. Il grosso della spesa è stato allestire il laboratorio: per fortuna avevo una struttura pre-esistente che ho convertito da garage a laboratorio vero e proprio. Per i macchinari, principalmente serve un distillatore, contenitori in acciaio inox per i liquori che vengono macerati in alcol e non distillati, macchinari per la filtrazione del liquori, imbottigliatrice e poco altro».

La laurea in Tecniche Erboristiche, però, non basta per imparare a preparare liquori. Tu come hai fatto?
«Produrre liquori è una mia passione, mi è sempre piaciuto sperimentare, quindi ho fatto tutto da solo, migliaia di prove prima di arrivare ad una ricetta definitiva. Ovviamente bisogna avere delle basi su cui lavorare: dalla conoscenza delle piante (e di quel che riguarda coltivazione ed essiccazione) alla conoscenza dei metodi estrattivi. Non si può improvvisare: in questo il mio corso di studi mi ha aiutato, e prima di avviare l’attività ho visitato diverse aziende per “rubare il mestiere”. E poi tanti libri e tante prove, ma del resto è una passione, altrimenti non avrei mai iniziato».

Ti dedichi tu stesso alla coltivazione delle piante?
«Sì, mi dedico personalmente anche alla coltivazione delle piante aromatiche, diciamo che è come avere un grande orto, perché quasi tutti i lavori si eseguono manualmente, dalla semina alla raccolta, essendo piante di vario tipo che non è possibile meccanizzare. I nostri genitori, nonostante svolgano altri mestieri, ci danno una mano nel tempo libero».

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato fino ad ora?
«Le difficoltà sono molte, la burocrazia in primis, le domande, i moduli da compilare, i registri di vario tipo che dobbiamo tenere sono davvero tanti. Per avere tutte le licenze ed essere a norma ci vuole un anno, e se non sei davvero convinto lasci perdere prima di iniziare. Poi c’è da scontrarsi con un mercato difficile come quello dei liquori, c’è da farsi conoscer, tra l’altro in un momento di crisi come questo un prodotto come il nostro (che è diciamo un “extra” e non certo un bene di prima necessità) è difficile da commercializzare. La parte più difficile sta sicuramente nella distribuzione del prodotto stesso. Le soddisfazioni personali però sono tante, e sono quelle che fanno andare avanti anche in questo momento».

E come ti promuovi? Il web ti aiuta?
«Per la promozione credo sia fondamentale avere un sito internet, che diventa la base di partenza per la promozione. Noi nello specifico abbiamo anche l’e-commerce. Inoltre ci sono i social network come Facebook che consentono proprio di promuoverti, ma non solo: ovviamente partecipiamo a molte fiere e mercati per far conoscere il più possibile i prodotti. Inoltre c’è la promozione diretta, cioè portando i liquori nei locali per farli assaggiare, e infine il passo successivo è trovare dei distributori che consentano di avere un raggio più ampio di diffusione del prodotto».

Parli da imprenditore: ti sei consigliato con qualcuno per avere dritte e suggerimenti su come muoverti?
«In realtà non mi sono consigliato con nessuno, diciamo che per iniziare una attività ci vuole anche un po’ di imprudenza, nel senso che bisogna tener presente prima ancora di iniziare che il cosiddetto “rischio d’impresa” c’è, ed è una grossa responsabilità, che grava tutta sulle spalle dell’imprenditore stesso. Anche se si crede profondamente nel proprio progetto, si possono fare tutte le previsioni del mondo ma sta poi al “pubblico” decretare un successo o un fallimento. Sicuramente aiuta il confrontarsi con altre aziende giovani, e documentarsi il più possibile con libri e internet su quello che riguarda il proprio settore».

In quanto tempo si può pensare di avere dei guadagni?
«Ovviamente ci vogliono anni prima di rientrare nell’investimento iniziale, ma i clienti pian piano aumentano e questo mi da fiducia. Questa oggi è la mia attività principale, e come sempre avviando una attività da zero bisogna scordarsi i facili e immediati guadagni, bisogna vedere tutto in un’altra ottica, a lungo termine, e soprattutto pensare che si sta facendo qualcosa che piace, che si è scelto. Si tratta di trasformare una passione in un lavoro».

Author: Elisa Di Battista

Giornalista, classe 1982, mi occupo di mondo del lavoro, giovani e artigianato.

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Comments: 5

  1. Pasquale 27/09/2013 at 20:00 Reply

    Le interviste in questo blog sono una più bella dell’altra.

  2. Elisa Di Battista 28/09/2013 at 13:42 Reply

    grazieee 🙂 sono bravi i giovani laureatiartigiani!!

  3. GIUSEPPE FRAIA 28/11/2013 at 20:08 Reply

    io tratto un frutto, un agrume: la limetta, ovvero il “citrus aurantifolia” e Dalla buccia profumatissima ricavo il liquore. Il liquore va a ruba, anche se per il momento la produzione è limitata: produco 2.000 bottiglie da 250 ml all’anno come prodotto di nicchia. In termine di un mese vendo tutta la produzione. Vorrei tentare a produrre per il prossimo anno almeno 10.000 bottiglie. Dammi le dritte se vi sono finanziamenti per la promozione del prodotto locale. Tale frutto è in via di estinzione perchè per mantenere gli alberi bisogna avere il microclima idoneo e mal sopportano il vento. Questo frutto si produce solo nel territorio comunale di Crosia, la mia zona, e mantiene un mercato come integratore dell’essenza del bergamotto. Vi sono 5 ettari coltivati con questo frutto. tale albero si trova nel lazio ed in campania ma è diverso per forma, dimensioni e grado di profumazione. Bisogna fare un salto sino in messico per ritrovare la stessa dimensione e forma ma anche con grado di profumazione non accentuata. Dalla storia, vi è certezza, questo frutto è il “limon calaber” che festeggia il cinquecentenario il prossimo anno. Prodotto quindi in via di estinzione. Sono in via di definizione l’igt presso la regione calabria ed il riconoscimento bio del prodotto. ho un sogno nel cassetto fare l’alcool a 96°, quello BIO, attivando i permessi necessari. PUoi darmi qualche dritta. Ciaooooooooooo, grazie

  4. Erboristeria vendita online 14/11/2014 at 15:36 Reply

    Un meraviglioso esempio che la dedizione porta buoni risultati.

  5. Mauro Di Cori 29/12/2014 at 00:28 Reply

    Ciao Saverio mi chiamo mauro e vivo da 1 anno e mezzo a Quito Ecuador … scusami che ti disturbo ma se puoi mi servirebbe un consiglio da esperto e laureato come te….
    Qui a Quito ci sono montagne di eucalipto e mi piacerebbe fare il liquore dello stesso … già facciamo il limoncello, al basilico, all’arancia e alla liquerizia e diciamo che essendo artigianali sono molto apprezzati… sai dirmi per favore se dell’eucalipto si possono usare tutte le foglie … so che ce ne sono molti tipi , sono buoni tutti ???? … io ho assaggiato quello che fanno i frati e mi piace molto li in italia e vorrei riproporlo qui .. puoi aiutarmi .. vorrei ringraziarti anticipatamente e se hai qualche liquore da fare qui per sconvolgere questa terra con prodotti nostri te ne sarei grato…. grazie e colgo occasione di augurarti buone feste Mauro se mi rispondi all’indirizzo email è meglio….

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