Pasta fresca, quando un’abitudine familiare si trasforma in mestiere: “Il pastificio è la mia sfida”

 giuseppe castelli pasta fresca laureati artigiani

È laureato in Scienze Politiche, Giuseppe Castelli, 33enne molisano, che ha deciso di inventarselo, un lavoro, e di dedicarsi alla produzione di pasta fresca, come quella di un volta, aprendo – dopo anni di tirocini e contratti a termine in vari settori – un pastificio tutto suo a Termoli, Le Mani in Pasta, ad aprile 2012. Anche se, della sua bottega, Giuseppe è il titolare, preferisce definirsi “apprendista”, proprio per sottolineare il carattere del suo lavoro, che in questa fase è ancora volto ad imparare al meglio a fare il pastaio.

Giuseppe, cosa ti ha spinto ad avviare un pastificio: una passione innata? Uno studio di mercato? Un colpo di testa?
«Un mix di tutto ciò, anche se principalmente la decisione nasce dall’insoddisfazione di non essere riuscito a trovare un lavoro a mia immagine e somiglianza. Però a distanza di 16 mesi dall’apertura della bottega rifarei la mia scelta altre mille volte. E’ indescrivibile la sensazione che si prova nel creare qualcosa di completamente tuo, fatto appunto a tua immagine e somiglianza. C’è da dire inoltre che nel settore della pasta fresca si registra un basso turn over tra vecchie e nuove generazioni, il che consente l’apertura di nuove nicchie di mercato negli anni a venire».

Perché hai aperto proprio un pastificio?
«La verità è che tra pastificio o falegnameria per me non avrebbe fatto molta differenza, ci avrei messo la stessa passione come in tutte le cose che faccio. E’ la sensazione di sfida, di confronto con me stesso prima e col mercato poi che mi stimola e mi fa sentire vivo. Ho trovato l’opportunità di un vecchio pastificio in vendita, uno fra i primi aperti nel basso Molise, e l’ho colta al volo. Poi, ovvio, nella mia famiglia, come nella maggior parte delle famiglie italiane, la pasta fatta in casa la domenica è d’obbligo, quasi come un religioso rituale. Io stesso mi divertivo ad aiutare la nonna. Nel mio pastificio ho semplicemente cercato di trasferire i principi della produzione domestica per adattarli ad una produzione su piccola e media scala».

E stai proseguendo nel processo di apprendimento del lavoro…
«Sì, preferisco definirmi apprendista perché mi dà la sensazione di dover affrontare un percorso professionale non ancora compiuto. In un mercato come quello della pasta fresca, composto da una clientela estremamente esigente, non bisogna mai darsi per arrivati ma al contrario cercare di migliorare il prodotto e il servizio giorno dopo giorno».

In cosa la tua laurea ti sta tornando utile?
«Difficile dirlo. Non rinnego i miei studi ma neanche posso affermare che mi abbiano facilitato l’ingresso nel mercato del lavoro. Diciamo che sicuramente, in termini di approccio, gli studi universitari (sociologici nel mio caso) possono aiutare ad avere una visione più organica del progetto. Le conoscenze acquisite durante gli anni dell’università non sono esclusivamente quelle accademiche, e l’università è stata per me anche una scuola di vita. In questo posso dire che sì, mi sta tornando utile».pastificio le mani in pasta laureati artigiani

Quanto bisogna investire per avviare un pastificio? E in quanto tempo si può pensare di coprire le spese e iniziare a guadagnare?
«Come tutte le cose dipende dal ventaglio di prodotti che si vuole offrire. Così ad occhio solo per i macchinari credo che 50.000 euro possano bastare ma ci tengo a far presente che esiste anche un florido mercato del “seconda mano”. I tempi di rientro invece sono inversamente proporzionali alla qualità del tuo prodotto: più la pasta è buona più il tempo di rientro è basso. A parte gli scherzi, è molto difficile dirlo e bisogna considerare alcuni fattori. In primis la crisi dei consumi, fattore reale dal quale non si può prescindere, poi la presenza di altri competitor sul territorio e last but not least bisogna chiedersi quanto la produzione domestica di pasta sia ancora diffusa sul territorio».

In che modo usi tecnologie e web per promuovere e potenziare la tua attività? Quanto il web ti aiuta, numericamente parlando?
«In termini di fatturato, ad essere sinceri, siamo pari allo zero. Il web è sicuramente un’opportunità interessante ma va sfruttata con criterio e tarata sulla tipologia di clientela. Non è possibile pretendere che la casalinga, mia attuale abituale cliente, prenoti la pasta su Twitter o partecipi alla promozione su Facebook, almeno non ora. In termini di visione globale e di lungo periodo invece la presenza sul web è a mio avviso indispensabile (web ergo sum). Penso a Linkedin ed altri portali per la ricerca di partner, finanziatori e clienti. E’ importantissimo lasciare tracce sul web, far vedere al mondo che esisti e che porti avanti la tua idea con determinazione e passione».

L’artigianato oggi: una scelta di serie B o la strada per affrontare la crisi?
«Di serie B assolutamente no. Credo sia arrivato il momento di scrollarsi di dosso l’idea che l’unico lavoro dignitoso sia quello fatto di computer e scrivania. Se poi il riflusso di giovani nel settore dell’artigianato servirà a risollevare l’economia italiana dalla crisi ben venga, ma questo lo potrà dire solo il tempo».

A che punto siamo, a tuo avviso, con aiuti e incentivi statali per i giovani che vogliano avviare un’attività?
«Male, malissimo. A mio avviso il conflitto si articola su tre livelli: il linguaggio, le prestazioni e il tempo.
Il linguaggio della pubblica amministrazione non è lo stesso dei giovani imprenditori. Lo scarto di età tra giovane imprenditore e dipendente pubblico è mediamente di circa 2 generazioni. Nulla è più come prima e la pubblica amministrazione fatica ad adeguarsi ai cambiamenti. Per quel che riguarda le prestazioni, il costo dei tributi non è assolutamente commisurato ai servizi che lo Stato offre in cambio. E poi il tempo. Perché i tempi della pubblica amministrazione sono mostruosamente dilatati rispetto alle esigenze di mercato. Nel mio caso posso dire di aver partecipato ad un bando per il finanziamento di nuove idee imprenditoriali scaduto 7 mesi prima dell’avvio della mia attività. Oggi, circa 23 mesi dopo la scadenza del bando, pur risultando parzialmente assegnatario tutto è ancora fermo. Avessi fatto affidamento solo sulla PA oggi sarei già fallito. Ciò che mi sento di consigliare riguardo agli incentivi statali è sicuramente di tenerne conto ma allo stesso tempo di considerarli come un plus, una condizione che nonostante il tempo investito potrebbe anche non verificarsi».

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Comments: 6

  1. Pasquale 14/09/2013 at 10:46 Reply

    Giuseppe, hai parlato di mancanza di sintonia tra PA e giovani imprenditori. Potresti per favore fare alcuni esempi, per chiarire meglio ciò che affermi? Grazie.

  2. Giuseppe Castelli 17/09/2013 at 16:57 Reply

    Ciao Pasquale,
    nell’ultima domanda che trovi nell’articolo ho espresso la mia opinione sulla mancanza di sintonia tra PA e giovani imprenditori. Sia ben chiaro, cosa che forse non ho sottolineato abbastanza all’interno della mia domanda, che non intendo fare generalizzazioni. Gli esempi citati e la mia opinione al riguardo provengono esclusivamente da quella che è stata la mia esperienza personale.

    Grazie a te per l’interesse.

    Giuseppe

  3. Pasquale 17/09/2013 at 22:33 Reply

    Ciao Giuseppe,
    ti ringrazio tantissimo per la tua risposta. Ti assicuro però che la mia domanda non aveva alcun intento polemico, ma l’ho posta solamente col desiderio di capire e approfondire questa tematica, attraverso la tua esperienza.
    Mi dispiace tantissimo che a volte i ragazzi si debbano scontrare con una PA poco reattiva con quella che è la velocità con cui il mondo cambia. I giovani possono sicuramente tenere il passo meglio di chiunque altro, come tu hai del resto giustamente espresso. Bisogna quindi valorizzare le “forze fresche”, e non reprimerle come spesso succede.
    In bocca al lupo per tutto.
    Pasquale

  4. ammiratore 05/10/2013 at 16:19 Reply

    Infinite sono le Tipologie di Laboratorio: Laboratorio scientifico, Laboratorio di pasticceria, Laboratorio di pastificio, Laboratorio chimico e di Analisi, ecc…
    Ogni campo del sapere, nel momento in cui transita dal livello teorico a quello della applicazione pratica, necessita della fase di ricerca e sperimentazione sul campo prima di giungere alla fase della applicazione routinaria. La quale, però, è foriera, a sua volta, di nuove Idee e modelli teorici innovativi che anticipano successive fasi sperimentali.
    L’importante è che mai si fermi il Laboratorio mentale, quello della fantasia e della voglia di sperimentare, crescere e costruttivamente fare che è insito nell’Uomo.
    A questo punto pertanto la cosiddetta “laurea nel cassetto” si rivela essere semplicemente la ulteriore quotidiana conferma della capacità costruttiva e cognitiva mentale che anima quella persona.
    Auguri, buon lavoro, ad maiora!

  5. Max Cecco 27/09/2015 at 19:19 Reply

    Ciao Giuseppe, a distanza di 2 anni puoi darci qualche altro aggiornamento sulla tua attività visto che in questo periodo sto maturando l’idea di aprire un laboratorio anche io?

    Grazie, Max

  6. pasquale 24/06/2016 at 15:46 Reply

    Salve … io ho un pastificio nel mio paese .. ma vedo che la vendita in pese e poca , vorrei delle idee per altre iniziative sepre collegate a questo settore che possono permettermi ricavare qualcosa in più rispetto al guadagno paesano… tipo confezione e vendita ecc..
    grazie saluti

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