“La laurea in Economia? Fondamentale per fare il gelato artigianale”. Storia di un 27enne che ha lasciato il lavoro e ora è piccolo imprenditore

matteo zini la macelleria
Tra tutti quelli possibili, Matteo Zini per la sua gelateria ha scelto un nome decisamente originale: “La Macelleria, il gelato dove non l’avete mai mangiato”. Una scelta non casuale, sia perché la gelateria, a Bologna, nasce lì dove prima c’era una macelleria, e sia perché la creatività di Matteo viene dalla sua specializzazione in Trade Marketing (dopo una laurea in Economia aziendale). D’altronde, lavorava da due anni nell’area marketing di una spa di 200 dipendenti, prima di decidere, a 27 anni, pochi mesi fa, di avviare La Macelleria, “semplicemente” per il piacere di avere un’attività tutta propria tra gelato artigianale, stecche, torte e biscotti gelato.

Aprire una gelateria lasciando un buon lavoro non è scelta comune. Cosa ti ha spinto?
«Dopo aver viaggiato e vissuto in Australia e lavorato due anni in una azienda ho capito che dovevo trovare un’attività da seguire per conto mio e che mi desse stimoli. Sono stato avvicinato al settore del gelato da un caro amico che ha iniziato a lavorare presso Cattabriga, azienda produttrice di macchinari per gelateria. L’interesse è nato parlandone e soprattutto dopo aver visitato la fiera Sigep a Rimini nel 2012. Dopo aver visto le potenzialità di business che il settore, nonostante la crisi, garantisce, ho deciso di studiarlo a fondo per 6 mesi. Dopo poco tempo, essendo il gelato un prodotto italiano riconosciuto all’estero, ho deciso di dedicarmi a tempo pieno a questa attività. Ho iniziato leggendo libri, frequentando corsi presso Fabbri e Cattabriga per un totale di 3 settimane, e a dicembre ho deciso di lasciare il mio lavoro per dedicarmi completamente al mio progetto aprendo una ditta individuale».

Detto così, pare semplice. Basta davvero qualche corso, per diventare gelatieri?
«E’ un lavoro che necessita di grande passione per poter emergere. Di per sè non è così complicato nel 2013 fare il gelataio. Frequentando i corsi ho capito subito che la differenza la fa l’approccio che hai al settore. Le grandi aziende di semilavorati per gelaterie formano “gelatai” in una settimana. E sono in grado, con il loro supporto, di aprire un’attività (senza saper bene quello che stanno facendo). In realtà ho capito che bisogna entrare nel merito del mestiere, osservare i migliori (a Bologna ci sono grandi mastri gelatieri, cito Giacomo Schiavon di Sorbetteria e Andrea Bandiera di Scirocco), studiare il gelato fino alla sua chimica alimentare. Solo così penso che si possa avere successo nel lungo periodo e non essere schiavo di una grande azienda che ti fornisce i prodotti già pronti».

E quanto bisogna pensare di investire e di guadagnare?
«Si può guadagnare bene anche se a Bologna la fetta è abbastanza ristretta visto il grande numero di gelaterie presenti (circa 160 registrate in Camera di Commercio). Generalmente l’investimento iniziale si aggira intorno ai 100.000 euro».

Data la forte concorrenza, in cosa hai deciso di distinguerti?
«Ricercando sempre qualcosa di nuovo e particolare e proponendo ogni settimana un gusto diverso: il “taglio della settimana”. A luglio sto anche tenendo una rassegna letteraria in Macelleria, Libri col gusto, nella quale vengono presentate ogni giovedì alle 19.30 pubblicazioni della casa editrice Pendragon e per ogni libro vi è un gusto dedicato. Il primo libro è stato “Il metodo crudele” di Alessandro Berselli e il gusto proposto è stato il “Crudele” appunto, un cioccolato piccante al peperoncino».

La tua formazione di certo ti è stata fondamentale per lo studio del mercato, per un approccio non casuale al settore. Ti torna utile anche in altri modi?
«In generale mi ha permesso un approccio nuovo, partendo già dal nome che prende spunto da un’insegna antica che ho trovato appesa sollevando per la prima volta la serranda del locale, ma anche per tutte le iniziative che faccio tramite i social network, cosa che poche gelaterie fanno».la macelleria gelateria

Hai oltre 1000 fan su Facebook in appena tre mesi: un ottimo risultato. Come si fa per “pompare” i social?
«Il social è diventato un elemento fondamentale di comunicazione e per noi giovani è abbastanza semplice da usare. Ci sono diversi stratagemmi per “pompare” i social. Il primo è il passaparola tra i tuoi amici, in particolare quelli con una grande rete di contatti (i cosiddetti “minimedia”) che sharano la pagina. Poi Facebook a fronte di una piccola quota giornaliera garantisce un discreto numero di contatti. A dire il vero ho adoperato poco questo stratagemma: in negozio sono solito comunicare con la clientela e suggerire la pagina per avere tutte le novità su nuovi gusti, eventi, eccetera».

L’artigianato oggi è un ripiego o una risorsa? E per te?
«Sono convinto sia una grande risorsa. Il “fare” è un qualcosa a cui dobbiamo tornare. Soprattutto noi italiani che siamo piuttosto bravi in questo. Citando il libro del professor Stefano Micelli “Futuro Artigiano” che ho letto dopo aver partorito la mia idea e che è esattamente in linea con quello che penso: “Il lavoro artigiano è un tratto della nostra cultura cui spesso non diamo il giusto valore. Costituisce da sempre un elemento di riconoscibilità del nostro paese nel mondo. Il suo peso è stato determinante nello sviluppo dei distretti industriali e delle piccole imprese che hanno segnato la crescita economica degli anni ottanta e novanta.” Secondo me per un giovane che esce dall’università e si affaccia al mondo del lavoro è difficile prendere una decisione come questa perché la vede “dequalificante” rispetto al suo percorso di studi. Non a caso molti miei amici quando stavo prendendo la mia decisione mi hanno detto: “Ma quindi vai a fare il gelataio con una laurea in Economia?”. Sì, io faccio il gelataio ma sono un piccolo imprenditore e il mio percorso di studi mi serve per gestire al meglio questa attività».

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