Diventa fashion designer dopo la laurea in Architettura. “Niente ferie per tre anni, ma ora con il mio lavoro artigiano ci vivo e sono felice”

by alis

La storia di Alessandra Navetta, 30enne di Forlì, è quella di chi, dopo la laurea, faticando a trovare un lavoro soddisfacente, ha pensato di coltivare la passione della moda. E l’ha fatto così bene da riuscire, nell’arco di tre anni, a viverci. Laureata in Architettura, si è sempre sentita più creativa che “tecnica” e ha deciso di puntare su questo, coniugando la creatività con il taglio e il cucito aprendo By Alis, un’attività di fashion design. Capi veloci da creare, a buon mercato, e che stanno bene addosso. E l’approccio? Empirico, di quelli che si imparano ogni giorno sul campo.

Per diventare fashion designer non hai seguito corsi mirati. Come hai fatto?
«Il mio approccio è molto pratico. A me manca una formazione tecnica, è vero, ma recupero ogni giorno con l’esperienza e la concretezza: realizzo abiti che stanno bene, tessuti che non segnano, tagli comodi. Certo, non posso realizzare abiti su misura, ma creo capi moderni in tempi rapidissimi, molto vicini ai gusti del momento. Riesco a produrre anche 10 capi al giorno: i miei vestiti sono facili sia da fare che da indossare».

Come sei arrivata a questo mestiere?
«Dopo la laurea in Architettura e un periodo presso uno studio di ingegneria, sono rimasta a casa da un giorno all’altro ma non mi sono abbattuta. Avevo in mente di fare l’interior designer, ma nella mia zona, Forlì, non ho trovato nulla. Così mi sono resa conto di poter trasformare un hobby in lavoro. Avevo iniziato a realizzare canottiere per me, che non sono esattamente una taglia standard, e anche perché amo la ricercatezza e il fatto a mano, e così ho iniziato e proseguito, e dal 2012 ho aperto partita Iva».by alis abbigliamento artigianale

E così, il lavoro da architetto non è arrivato, e quello da fashion designer te lo sei creato…
«Esatto, e nel frattempo ho sistemato casa come atelier per me e anche come base per il mio fidanzato, fotografo. La casa è diventata così anche set fotografico, oltre che sartoria. Oggi, dopo 3 anni in cui abbiamo saltato le ferie, riesco a vivere del mio lavoro: certo non sto dicendo che sia una passeggiata, ma ce la si fa».

La laurea è finita nel cassetto?
«Dell’Architettura di sicuro mi manca la progettazione, l’urbanistica, che è il settore in cui mi sono laureata, l’uso di Autocad. Di sicuro la mia scelta non è stata fatta a cuor leggero, ma in questi anni sono convinta di aver preso la decisione giusta, anche grazie ai complimenti di persone insospettabili, agli incoraggiamenti, al passaparola che è partito da subito. Anche i me ai miei genitori che ci hanno creduto anche più di me all’inizio».

Ti porti qualcosa della tua laurea?
«Sì, la progettazione nelle sue varie forme, che richiede una certa serie di passaggi: dall’idea al suo rafforzamento, fino alla creazione di qualcosa. questo processo passa sempre dalla stessa via, ovvero dal progetto, sia che si tratti di un quartiere che di un vestito. E i miei studi mi hanno insegnato a essere rapida nel prendere scelte, dai materiali ai colori».

E le vendite come vanno?
«Quelle non mancano, i miei abiti vanno dai 30 ai 50 euro, uso sia stoffe di recupero che nuove, che acquisto sia online che all’estero che presso alcuni magazzini della mia città. La difficoltà, più che altro, sta nel farsi notare e nel partecipare ad eventi. Quelli a Milano, ad esempio, costano molto, si parla di ameno 1000 euro l’uno, e solo a volte si riesce a ricoprire il costo con le vendite».

Quali difficoltà stai incontrando?

«Purtroppo, siccome con la partita Iva da architetto non avrei potuto vendere, ho dovuto aprire – dopo due anni come hobbista – quella da artigiano nel 2012, ma mi costa di più. Si parla di 3000 euro all’anno di Inps per i primi 5 anni con regime dei minimi più il 5% di imposta sostitutiva, contro 700 euro annui più Iva con quella da architetto. Per gli artigiani, oggi, il problema sono i costi, anche se la crisi sta facendo emergere talenti e potenzialità che altrimenti non sarebbero venute fuori. Nonostante tutto ora sono serena».

Come ti promuovi?
«Oltre a Facebook, fondamentale come vetrina, per promuovermi ho anche scelto di organizzare la Cesena Fashion Week, e poi mi dedico a sfilate locali e all’organizzazione di party per le clienti, oltre naturalmente alla partecipazione a fiere e mercatini».

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Comments: 4

  1. Vale 16/07/2013 at 14:10 Reply

    10 capi al giorno???
    la mia stima!

  2. Vale 16/07/2013 at 14:10 Reply

    Niente ferie per tre anni, ma ora con il mio lavoro artigiano ci vivo e sono felice

  3. MAURIZIO BISCONTINI 02/08/2014 at 14:28 Reply

    Sono quasi ex libero professionista ingegnere 10 anni Agip spa + 20 anni libera professione nella ristrutturazione edilizia.

    Ora cerco di lanciare questa mia creatura

    Pitsart srl http://www.pitsart.com

    Guarda il sito vediamoci anche su Facebook e proviamo a fare una capsule collection insieme se ti va l’idea…

    in bocca al lupo, Maurizio.

  4. Chiara 29/09/2014 at 23:27 Reply

    Ciao Alessandra. Mi sono commossa a leggere la tua storia. Anche io architetto, anche io sarta. Da un anno ho chiesto a lavoro il part-time, visto che da mesi non ci pagavano, e mi sono dedicata alla sartoria. Sto seguendo dei corsi di taglio e cucito e il mio problema è riuscire a fermarmi su qualche modello su cui sviluppare la produzione. Il segreto è proprio quello di riuscire a fare prodotti che piacciano ma semplici da realizzare. Hai consigli da darmi a riguardo?

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