Diventa fiorista dopo la laurea in Scienze Naturali. “La ricerca o l’azienda? Non fanno per me. Meglio un mestiere tra fiori, manualità, competenze botaniche”

mag florist
Bouquet da sposa, centrotavola, portafedi. Ma anche ghirlande per occasioni speciali, decorazioni per sale da cerimonia o acconciature da abbellire. In una parola: fiori. Sono loro al centro del lavoro di Maria Grazia Scalzi, 32enne di Siena (ma originaria della provincia di Foggia), laureata in Scienze Naturali e fiorista un po’ per vocazione, un po’ per necessità. Su internet si chiama Mag Florist e il suo mestiere è anche itinerante: si sposta da Nord a Sud per arricchire eventi e rendere speciali le cerimonie. In questa intervista Maria Grazia ci spiega come si inizia questo mestiere affascinante.

Come hai iniziato a dedicarti alle decorazioni floreali?

«Durante gli anni universitari, dal 2003, per tirare su qualche soldino come fanno tanti studenti, mi cercai un lavoretto che non mi impegnasse troppo e cominciai delle collaborazioni presso due negozi di fiori di Siena. Terminati gli studi universitari non sapevo bene dove buttarmi e mandai il mio scarno curriculum un po’ ovunque senza avere alcuna risposta. Dopo qualche mese cominciai a prendere in considerazione l’idea che quel “lavoretto” degli anni universitari potesse diventare il mio lavoro».

 Quando hai capito che questo ambito poteva interessarti davvero?

«Dopo qualche anno di studi nella facoltà di Medicina ho scelto di cambiare rotta per seguire la mia vera passione, la botanica, e così mi sono iscritta alla facoltà di Scienze Naturali, che ho terminato con una tesi di Ecologia Vegetale».

Poi come hai imparato il mestiere di fiorista?mag florist

«Sostenuta fortemente dal mio fidanzato e dalla mia famiglia e dietro il consiglio di due bravissimi amici fioristi, una di Siena e l’altro di Pordenone, decisi di iscrivermi alla Scuola di composizione floreale Federfiori, una scuola molto seria e ben strutturata che tiene corsi di formazione professionale in tutta Italia e in cui ho conseguito il diploma di Fiorista Europeo. La sede a me più vicina era Firenze, le lezioni erano divise in 6 moduli che terminai nell’arco di un anno e mezzo. Il costo fu di circa 2.700 euro escluse le spese di vitto, alloggio e trasporti. Fortunatamente riuscii a ricevere un credito formativo (Carta Ila) da parte del Fondo Sociale Europeo tramite il Centro per l’Impiego di Siena, che mi ha coperto gran parte delle spese sostenute. Al momento seguo corsi di aggiornamento in attesa di cominciare la Scuola Superiore della Federfiori per diventare Floral designer».

 E dopo la Scuola ti sei buttata sul mercato del lavoro…

«Ho da poco aperto la mia ditta individuale e ho sorriso leggendo come la Camera di Commercio e Artigianato mi definiva: una “piccola imprenditrice”. Mi sembrava quasi un complimento dopo anni da disoccupata. Ora lavoro come fiorista freelance per eventi e cerimonie, e sono un artigiano. Non ho un negozio né intendo averlo per ora, ma ho un piccolo laboratorio nella campagna senese alle porte del Chianti, in quello che una volta erano delle stalle. Lì vado per sperimentare e giocare con i materiali, oltre che per lavorare. L’idea è quella di essere pronta a viaggiare se necessario, mantenendo costi contenuti sia per me che per i miei clienti: tra due giorni vado a Taormina ad esempio».

 Come ti fai conoscere e come trovi clienti?

«Sono diverse le vie che percorro per trovare clienti, o per farmi trovare. Fino ad ora il passaparola e i social network come Facebook si sono rivelati il miglior modo per farmi conoscere, ma anche il presentarsi di persona ad agenzie di wedding planner e a strutture che organizzano matrimoni non è stata una cattiva idea. Su Facebook ho la pagina Mag Florist sulla quale oltre a pubblicare i miei lavori, condivido immagini di forme d’arte legate al mondo floreale che più mi coinvolgono emotivamente. Non avendo un punto vendita visibile al momento è un po’ difficile, ma nonostante tutto le voci girano e non mi posso lamentare».

Quali sono le principali difficoltà che stai incontrando?

«Burocraticamente devo stare attenta ai limiti imposti dal regime dei minimi alla mia partita iva e dalla mia posizione di fiorista freelance. Economicamente invece ho il problema di dover mettere tutto il guadagno da parte per pagare tasse e bollette».

 E quali le soddisfazioni?

«Le soddisfazioni sono molte. Ho tutto il tempo di dedicarmi a un progetto, a una sposa, a un bouquet perfetto o una composizione particolarmente elaborata. Fiori, materiali vegetali di ogni genere e fattezza sono ingredienti speciali per me. Mi piace il lavoro che faccio e questo i miei clienti lo sentono. Inoltre è la mia ditta e dipende solo da me. Non ho capi e i lavori che produco sono firmati da me e non dal negozio di turno».

Quanto costa in media la realizzazione di composizioni floreali che ti vengono richieste per eventi?

«I “miei” costi sono piuttosto variabili, dipendono molto dalla necessità dei miei clienti e dal tipo di evento da decorare. Ad esempio per un piccolo matrimonio completo di addobbi per la chiesa/sala ricevimenti/accessori sposi più o meno si va dai 700 ai 1000 euro per un matrimonio dallo stile molto semplice, 1000-1600 euro per qualcosa di un po’ più particolare, e dalle 1600 in su per richieste più complesse più spese di viaggio/alloggio se fuori Siena».

Attualmente questa è la tua principale attività?

«Sì, e in più, quando ci sono i fondi, insegno in corsi di educazione ambientale nelle scuole elementari e medie, in corsi di ecologia nelle superiori, e lo scorso anno ho tenuto un progetto con una classe di ragazzi diversamente abili dedicato alla manipolazione di materiali vegetali e alla musicoterapia».

Non ti vedresti al lavoro come ricercatrice o dipendente in azienda?

«Il percorso più logico dopo la mia laurea sarebbe stato quello di fare ricerca, ma non mi sono mai sentita predisposta per questo ambito nè a lavorare in un’azienda. Al giorno d’oggi ci vuole molta passione per fare il ricercatore, e io ne avevo un’altra di passione. Se vogliamo anche la mia si può definire ricerca: ricerca di bellezza. Ho preferito cucirmi addosso un mestiere fatto di creatività, manualità, fiori, muschi, competenze botaniche…».

Pensi che la tua laurea ti dia un quid in più nel lavoro manuale che svolgi?

«Assolutamente sì. L’anatomia, la fisiologia, l’ecologia vegetale e tutte le scienze naturali danno alla mia figura professionale più coscienza e consapevolezza nei confronti di quello che mi capita tra le mani. Mi piace conoscere e riconoscere l’ecologia di un fiore che utilizzo, oltre che il suo nome scientifico e volgare».

Nel futuro come ti vedi?

«Vedo una Floral designer all’avanguardia che strizza l’occhio alla land art e alla progettazione di giardini, il tutto nel pieno rispetto della natura e delle sue risorse. Mi vedo viaggiatrice con i miei fiori».

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