Dalla Filosofia alla produzione di giochi in legno. La scelta controcorrente di due ragazzi che riscoprono i valori del passato

Figli di trottola
Trenini, trottole, balestre spara-elastici, rompicapo e tanti altri giocattoli che hanno il profumo della tradizione. E del legno. A realizzarli sono due ragazzi di 33 anni, Nicola Socciarello e Francesco Bramucci, rispettivamente ex studente e laureato in Filosofia, che hanno dato vita a Figli Di Trottola per costruire prodotti dedicati ai piccoli e, perché no, anche ai più grandi, nella splendida cornice di un vecchio casale di campagna nei pressi di Urbino.

Ragazzi, da dove nasce l’idea di avviare Figli di Trottola?
Nicola: «Una decina di anni fa mi ero messo in testa di costruire una scacchiera, ho realizzato la base, ma non sapevo come fare i pezzi. Ho comprato un tornio con l’idea di realizzarli e ho cominciato a giocare con il legno e ad appassionarmi. I pezzi per la scacchiera non li ho mai fatti, ma tempo dopo mi hanno regalato una trottola in legno e lì è scattato il colpo di fulmine».
Francesco: «Reduce da un viaggio in Sud America, dopo aver attraversato i mille mercati boliviani, ero in cerca di lavoro e mi è parso provvidenziale l’invito di Nicola ad accompagnarlo in questa avventura artigiana».

Come avete imparato a lavorare il legno e che strumenti adoperate?
«Da autodidatti e, come succede in questi casi, sbagliando e riprovando. Rubando con gli occhi, l’un l’altro e da ogni fonte possibile. Abbiamo una piccola combinata (una macchina che unisce vari macchinari, sega circolare, pialla, toupie), un paio di torni a legno, un trapano a colonna e un traforo. E poi sgorbie e carta vetrata a volontà».figli di trottola

Quali sono le principali difficoltà che state incontrando?
«Sicuramente quelle di ordine burocratico. Di fatto non esiste un’adeguata legislazione che tuteli e riconosca la nostra categoria. Quando in Italia si parla di artigianato si fa riferimento ad imprese più o meno piccole, ma con strutture e macchinari che implicano un metodo e una mole di lavoro che noi non abbiamo. Ogni “piccolo artigiano” come noi realizza pezzi unici agendo in ogni fase della lavorazione, dal materiale grezzo al prodotto finito. Questo implica tempi di lavoro incomparabilmente più lunghi, una produzione limitata (che come ovvio determina il prezzo a spese della competitività nei confronti di prodotto analoghi ma fatti su scala industriale) e una buona dose di entusiasmo».

E la vendita come avviene?
«La curiamo noi direttamente, nelle piazze e nei mercati in giro per l’Italia. Tutto ciò, se da un lato ci vede proseguire un’antica tradizione artigiana, sia nelle sue pratiche di bottega che nel suo aspetto itinerante, dall’altro ci pone lontani anni luce dall’attuale concezione del mercato e del lavoro artigianali. Vendiamo quel tanto che ci permette di arrivare a fine mese. Certo il periodo estivo e quello natalizio sono quelli in cui si lavora di più, ma questo serve a compensare i mesi in cui non ci sono mercati».

Figli di Trottola è la vostra attività principale?
«Sì. In passato, quando eravamo agli inizi di questa esperienza, l’alternavamo a lavori in campo agricolo. Ora riusciamo grosso modo a viverci, grazie anche ad uno stile di vita non certo esoso visto che viviamo in campagna. E che, come il nostro lavoro, si ispira più al passato che al presente».Figli di Trottola giocattoli legno

Quindi niente web e digitale per voi?
«Abbiamo una pagina Facebook che talvolta si è rivelata utile a procurarci contatti nuovi e a informare degli eventi ai quali siamo presenti. Abbiamo ricevuto qualche proposta da alcuni portali di artigianato on line che stiamo valutando, ma per farci conoscere preferiamo un incontro diretto e fisico con eventuali acquirenti o organizzatori di eventi».

Gli studi e la laurea in Filosofia aggiungono un plus al vostro mestiere artigiano, o sono finiti nel cassetto?
Francesco: «L’argomento della mia tesi di laurea era il lavoro manuale in Simone Weil. La dimensione del lavoro viene affrontata dall’autrice in tutti i suoi aspetti, quello conoscitivo, quello sociale e da ultimo metafisico. A me interessava mettere in pratica le acquisizioni teoriche di tale ricerca, e ho scoperto con le mie mani che è enormemente gratificante per l’uomo approcciarsi alla materia da plasmare in maniera consapevole. Se lo sforzo è cosciente, il progetto e la finalità sempre presenti nella mente di chi crea, se non si eseguono operazioni parziali e ciecamente imposte ma lucidamente si controlla ogni fase della lavorazione, dalla prima all’ultima, e in base a propri orari, ritmi e desideri, allora anche il lavoro più tedioso o stancante può risultare piacevole. E così la vita».

Come vedete oggi la condizione dell’artigianato?
Nicola: «In tempi come questi, in cui il lavoro è più costrizione che gratificazione, in cui il consumismo ha massificato i desideri e appiattito la creatività, in cui i prodotti che consumiamo, indossiamo o con i quali giochiamo sono realizzati in serie e non hanno altro valore se non quello che impongono i mercati o le mode, credo che la riscoperta dell’artigianato sia fondamentale, sia dal punto di vista etico che pratico. Il nostro Paese vanta un passato e una tradizione artigiana invidiabile, compito nostro è quella di riscoprirla e di farla riscoprire. Per chi si dedica a questa attività, la cosa più sorprendente è scoprire che il lavoro può essere bello e gratificante se ci si rivolge ad esso non solo come mezzo per guadagnare denaro. Per chi fruisce i prodotti di questo tipo di lavoro, c’è la consapevolezza di avere tra le mani un oggetto unico e con un valore intrinseco. Questo noi lo vediamo ogni giorno, a contatto con un pubblico sempre più alla ricerca di prodotti di qualità che si discostino dalla logica del “tutto uguale”».

E in rapporto alla crisi, il mestiere tradizionale dell’artigiano che ruolo può avere?
«In conclusione credo che l’artigianato, quello vero, possa essere una risposta a questa fantomatica crisi economica. Se adeguatamente riconosciuto, potrebbe offrire a tanti la possibilità di inventarsi il proprio lavoro e il proprio stile di vita. Purtroppo qui da noi gli interessi della nostra classe dirigente hanno portato e continuano a portare difficoltà sempre maggiori a chi sceglie questo tipo di percorso».

Progetti futuri?
«Cerchiamo di andare avanti, migliorando ogni giorno le nostre tecniche e le nostre conoscenze, prevediamo giocattoli sempre più belli, nuovi calli e cicatrici nelle mani e perché no, qualche uscita all’estero, in posti dove all’artigianato viene dato più valore».

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Comments: 6

  1. Emanuele 22/06/2013 at 13:45 Reply

    Bellissimo!! Complimenti!

  2. Pasquale 22/06/2013 at 23:35 Reply

    Bravi ragazzi, avete entusiasmo da vendere. Ho appena visto le foto dei vostri giocattoli che avete messo su Facebook, e sono dei manufatti davvero molto pregevoli. Colpisce tanto anche il vostro modo di intendere il lavoro, ma anche la vita: si può essere felici grazie all’appagamento che proviene da un proprio mestiere, pur vivendo nelle ristrettezze economiche. Son certo che avrete sempre maggior successo.

  3. Alessandro Giuliani 30/06/2013 at 15:06 Reply

    Bravi ragazzi, complimenti. La passione è uno degli elementi trainanti per il successo e questa traspare senza alcun dubbio, in quello che fate.

  4. Mauro 11/10/2013 at 19:11 Reply

    Ciao ragazzi, anche io sono nel vostro settore, faccio oggetti a traforo che poi vendo sia nelle piazze che in un piccolo show room. Capisco molto bene le vostre/nostre problematiche, ma uniamoci nella consapevolezza che l’artigianato non deve sparire e quello che più conta bisogna farlo sapere alla gente. Vi/ci auguro un futuro degno della passione con cui trasformiamo una grande idea in un piccolo oggetto di legno! Ciao da Mauro

  5. tommaso vitali rosati 28/10/2013 at 09:13 Reply

    Bravi ragazzi artigiani, se volete vengo a farvi un fotoarticolo che sarà pubblicato su Cronaca Vera. Tommaso

  6. GIANNI ROSSETTI 31/08/2014 at 19:35 Reply

    siamo interessati inserire nei progetti di promozione dei giocattoli ecologici in legno
    il progetto è in linea con i ns detersivi ecologici
    desideriamo ricevere catalogo e movimentazione con relativi prezzi onde esaminare costi e possibilità di realizzare il progetto ecologico

    Rossetti gianni
    responsabile acquisti del gruppo
    Rappresentanze RARO – CIESSE – APLAV
    tEL. cELL. 349 13 68 991

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