Due avvocatesse con l’anima da sarta. “Lavoriamo in uno studio legal-sartoriale. E abbiamo iniziato con la Singer della nonna”

narcysa retro chic
Il sapore è quello antico e raffinato degli Anni ’20: stile elegante, fantasie ricercate, ricami preziosi. Ogni dettaglio – dalle pochette alle borse da viaggio, dai cappelli ai cuscini – è curatissimo, e nulla è lasciato al caso, tra le mani di Narcysa Retro Chic, marchio ideato da due sorelle catanesi, Valentina e Liana Fiorenza, rispettivamente di 30 e 34 anni, che hanno iniziato con la Singer della nonna. Precisione e attenzione per i particolari, d’altronde, per loro sono pane quotidiano: nella sartoria (che è ben lontana da essere un semplice passatempo!), certo, ma soprattutto nell’attività legale che svolgono quotidianamente. Le due sorelle, infatti, oltre ad essere sarte, di mestiere fanno l’avvocato, e la loro è una storia che coniuga alla perfezione manualità e teoria, laurea e artigianato.

Tra un’udienza e una nuova collezione sartoriale da creare cosa scegliete?
(Valentina) «L’attività legale e quella sartoriale procedono di pari passo, ed entrambe all’interno del nostro studio, che definiamo legal-sartoriale. Siamo entrambe avvocato e abbiamo avviato lo studio legale a settembre 2011. Narcysa era nato prima già nel 2010, per assecondare un’attitudine al manuale soprattutto di Liana. Io improvvisamente mi sono scoperta appassionata e oggi creiamo accessori e abiti in diversi tessuti, dalla seta al broccato all’ecopelle. Il brand ha diverse collezioni che implementiamo di continuo con le nostre mani, mentre le foto ce le fanno dei bravi professionisti».

Il vostro sito è infatti molto curato e le foto davvero particolari. Siete voi a posare?
«Sì, ogni shooting è pensato e curatissimo, lo realizzano due amici fotografi di professione, Enzo Gabriele Leanza e Carmen Tutunaru, i quali ci aiutano a titolo gratuito perché non possiamo ancora permetterci di avere dipendenti o collaboratori. Le location sono ricercate e noi ci divertiamo a indossare i nostri capi e farci truccare da Cassandra Make Up Artist . Ad esempio c’è una linea ispirata alle favole e ci siamo ispirate a Cappuccetto Rosso, Cenerentola e Biancaneve e ci siamo travestite».Narcysa Retro Chic

Come organizzate la giornata tra attività legale e artigiana?
«Se ho un’udienza o un atto in scadenza comandano loro, viene prima il lavoro legale naturalmente. Per l’attività sartoriale lavoro di notte o nel weekend: il tempo si trova. Il nostro studio ha due stanze, e nella mia c’è uno stanzino con una macchina per cucire e i tessuti».

Ma come avete iniziato il mestiere sartoriale?
«E’ stata la nonna che ci ha instillato la passione per la creatività e la sartoria, prima adoperavamo la sua vecchia Singer, ora una piccola macchina da cucire casalinga. Usiamo qualsiasi tipo di tessuto e, se possiamo, ricicliamo abiti vintage ormai inutilizzabili che così acquistano nuova vita e nuova possibilità di avere una storia. Non compriamo tessuti in stock: per noi artigianato vuol dire pezzi esclusivi e non ripetitivi, per questo ogni pezzo che cuciamo è diverso dagli altri e non ce ne sono mai di identici».

In che modo fondete l’anima legale con quella artigiana?
«Con la creatività. Perché va messa in tutto quel che si fa. Per difendere un cliente, ad esempio, bisogna essere creativi: noi non riusciamo a scindere le due anime. Ad ogni modo lo studio legale l’abbiamo aperto con i primi guadagni derivanti da Narcysa. I due percorsi, e le due anime, sono paralleli e oggi uno aiuta l’altro, anche per quel che riguarda entrate».

La laurea in Giurisprudenza torna utile anche nel lavoro sartoriale?
«Sì, rappresenta un valore aggiunto. Noto che gli artisti puri spesso si perdono: sono bravissimi e geniali ma non si organizzano. Grazie alla mia mentalità giuridica invece riesco a organizzarmi, a focalizzare un problema e individuare la soluzione, come mi ha insegnato il Diritto. Non solo: tutte le problematiche legali annesse all’esercizio dell’attività artigianale mi erano già note e sapevo come affrontarle».

Invece il mercato come va? Si vende?
«Rispetto a poco tempo fa stiamo osservando una flessione a causa della crisi, quindi ora ci stiamo orientando verso prodotti differenti per migliorare la nostra produzione, puntare su nuovi target e nuovi sbocchi. In media i nostri articoli costano sui 50 euro l’uno. Anche tra Nord e Sud Italia notiamo differenze…».

Ad esempio?
«Il fatto a mano, spesso, al Sud è paragonato a ciò che era visto fare dalla nonna e c’è l’idea che sia semplice da fare e che tutti lo sappiano fare. La maggior parte dei nostri clienti sta nel Centro Nord. A nostro avviso in Italia si ama troppo poco il Made in Italy handmade e stiamo anche pensando di rivolgerci all’estero».

E per farvi conoscere come vi muovete?
«Via internet, perché non abbiamo tempo sufficiente né le risorse economiche di spostarci per mercatini e fiere, anche se i nostri articoli sono stati in vendita in negozi di Roma e Milano. Grazie al web promuoviamo i prodotti tramite il sito e la pagina Facebook. Non abbiamo seguito corsi, seguiamo i consigli di chi ne sa di più».

Author: Elisa Di Battista

Giornalista, classe 1982, mi occupo di mondo del lavoro, giovani e artigianato.

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1 comment

  1. Pasquale 15/06/2013 at 09:35 Reply

    LaureatiArtigiani.it risalta in ogni articolo la passione dei protagonisti, come in questo caso. In particolare, leggendo l’intervista mi ha colpito molto la capacità delle ragazze di aver saputo creare attorno alla loro iniziativa, una rete di collaboratori, i quali prestano la loro opera con grande generosità. Essere in grado di tessere un network di questo tipo, risulta sicuramente di grande aiuto e permette di stringere relazioni forti. Brave ragazze 🙂

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