“Voglio lavorare con le mani in pasta”. La laureata in Economia che innova la tradizione del pastificio salentino

valentina manta pastificio punto e pasta
Orecchiette, sagne incannulate, maccheroncini maritati… Valentina Manta – bisogna proprio dirlo – è una laureata artigiana con le mani in pasta. In senso stretto. Laureata in Economia del Turismo, 29 anni, si definisce “la pastaia salentina”, perché dopo la laurea, da tre anni, invece di lavorare nel settore turistico, ha deciso di entrare nel pastificio di famiglia, Punto e Pasta, ad Aradeo (Lecce). Determinata ed entusiasta, Valentina ci ha raccontato la sua storia, le difficoltà e le gratificazione di un mestiere artigiano, che affonda le radici nella sua infanzia, quando con la nonna Graziella e la sorella Irene preparava la pasta per la domenica sulla “mattra bbanca”, tavolo-dispensa della tradizione salentina.

Come hai deciso, dopo la laurea, di dedicarti al pastificio artigianale?
«Ho trascorso l’ultimo anno prima della laurea divisa tra il lavoro in pastificio al mattino e lo studio pomeridiano. Così ho potuto rendermi conto delle potenzialità nascoste dell’attività di famiglia. Era diventata, ormai, routine quotidiana discutere con i miei genitori e sentirmi dire: ”Ti sei laureata per fare la pasta?”, “dal pastificio non trai guadagni, solo problemi!”, ed io rispondevo: “Perché non c’è una buona gestione, sono sicura che possiamo fare di più! Voi lo avete gestito per diciotto anni? E adesso voglio provarci io!”».

Davvero motivata, complimenti! Ma come hai imparato il mestiere?valentinamantapasta
«Sono praticamente cresciuta in laboratorio, sto proseguendo l’attività dei miei e dandomi da fare per rinnovare, nel rispetto della tradizione, il loro lavoro. Ma in generale si può dire che sia partita dal “sottoscala”…».

Spiegati meglio…
«Cioè dalla gavetta, che è imprescindibile. Come mi ha suggerito Raffaele Carlino, brillante imprenditore e mio concittadino, titolare del Gruppo Carlino, ho unito le mie competenze accademiche a quelle pratiche di mio padre, senza dimenticare l’importanza di partire dal basso. Al termine degli studi mi sono rivolta a Carlino, per cui nutro profonda stima, per avere un consiglio nella scelta tra un lavoro autonomo e l’attività di famiglia. Lui ha posto l’accento sull’importanza della laurea, al di là delle materie specifiche di studio, ma puntando proprio sul percorso di formazione e l’arricchimento mentale e umano che ne deriva. E poi ha ribadito l’imprescindibilità dalla gavetta e dalla fatica, ma anche la soddisfazione e la gioia di fare bene, per se stessi e per la comunità. Oggi, con mio padre, ogni giorno ci svegliamo e mettiamo le mani in pasta con la voglia di crescere e migliorare! In barba, anzi, in pasta alla crisi!».

In cosa ti sta tornando utile la tua laurea?
«All’inizio mi sembrava che fosse un ambito di studi inapplicabile alla piccola realtà del pastificio artigianale di famiglia, ma c’è voluto poco per capire quanto i miei studi fossero utili per svolgere al meglio il mio lavoro. Ho messo in pratica quanto sapevo per la stesura del piano di autocontrollo HACCP. Poi ho informatizzato la contabilità e il bilancio, lo storico di produzione, allargato la rete dei nostri clienti attraverso l’uso del web. E ho incrementato la produzione con nuovi strumenti di lavoro e la gamma dei prodotti».

Quali sono le principali difficoltà da affrontare?
«Negli ultimi anni noto una sempre maggiore difficoltà dei miei clienti a onorare i loro pagamenti. Spesso mi scontro con l’idea che la pasta, essendo fatta di acqua e farina, dovrebbe costare molto poco: la gente non ha idea di quanti costi comporti invece la nostra attività».

Quali misure bisognerebbe introdurre per favorire i giovani che scelgono l’artigianato come professione?
«Secondo me la scuola, prima di tutto, dovrebbe trasmettere ai ragazzi l’idea che il lavoro manuale sia un impegno nobile e dignitoso quanto un lavoro intellettuale. Come un tempo si imparava un lavoro andando a bottega, oggi si potrebbe pensare a istituti che trasmettano davvero i “trucchi del mestiere”. Credo anche che Regioni e Governo non dovrebbero concedere piccoli finanziamenti a pioggia, ma sostenere con forza le capacità e il merito anche in ambito professionale».

L’artigianato può essere uno strumento per far fronte alla crisi?
«L’Artigianato italiano è maestro del mondo, per la qualità, lo stile, la cura nella produzione. Questa non è vanità, ma la consapevolezza di avere questo grande potenziale. Noi siamo eredi diretti di Michelangelo, Brunelleschi, Leonardo… e più recentemente di Ferrari, Pietro Barilla, Ferrero, il sarto Valentino, le sorelle Fontana, Marinella e le sue cravatte. Perciò mi oppongo decisamente a tutti quelli che vedono nel lavoro manuale un impiego umile, da “serie B”. E’ un pregiudizio sciocco che priva l’Italia del suo più alto talento e rischia di impoverirla del prestigio del quale ha sempre goduto davanti agli altri Paesi».

Tornando a te, non ti manca il lavoro per il quale hai studiato?
«Ho lavorato in diversi hotel e di lusso strutture ristorative e villaggi turistici di varie località turistiche italiane (Venezia, Otranto, Roma). Qualche volta, ma raramente, nei momenti di forte sacrificio, ho pensato di tornare a quei settori. Ma poi non sono mai riuscita ad allontanarmi dal pastificio! Nel futuro voglio continuare ad essere un’artigiana che svolge il suo lavoro con passione e la volontà di migliorare ogni giorno».

 

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Comments: 2

  1. Ivana 17/05/2013 at 15:41 Reply

    Sono orgogliosa di te, di Irene e del tuo papà.
    Continua così, spero sarai un esempio per tutti i giovani che, oltre a studiare, non sanno fare altro o non vogliono, per paura o altro che sia. E dimenticano di avere quei due piccoli particolari che si chiamano MANI.
    BRAVA

  2. […] Aradeo (Lecce) Valentina Manta, laureata in Economia del Turismo, lavora nel pastificio artigianale di famiglia. Questo nonostante i genitori la spingessero verso l’utilizzo pratico della laurea conseguita. […]

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