Tra laurea e artigianato, a che punto siamo? Il divario tra dottori disoccupati e mestieri per cui non si trova manodopera

libro asse legno

Da un lato brillanti laureati che faticano a trovare un impiego, dall’altro mestieri manuali, artigiani, per i quali si cerca invano forza lavoro. Un vero e proprio mismatch che, di fatto, mostra il forte scollamento tra mondo accademico e mondo del lavoro. A metterlo in evidenza è, tra le ultime ricerche, il 7° Osservatorio di Confartigianato Giovani Imprenditori sull’Imprenditoria Giovanile Italiana dell’Ufficio Studi Confartigianato. I dati sono stati presentati il 3-4 maggio 2013 nel corso della convention annuale Giovani Imprenditori Confartigianato a Roma, di cui LaureatiArtigiani è stato ospite, respirando per due giorni un clima di entusiasmo, energia, voglia di fare e di cambiamento, nonostante le numerose criticità individuate, a cui il settore, insieme agli interlocutori politici, deve far fronte.

Ma passiamo ai dati. Nella ricerca si legge che i laureati (triennali, magistrali, a ciclo unico) del 2007 che nel 2011 erano ancora senza un impiego, sono 44.562 (dati Istat 2012), con un tasso di disoccupazione del 17,5%. Difficile trovare lavoro soprattutto per laureati in materie geo-biologiche (disoccupazione del 32,7%), letterarie (31,4%), psicologiche (28,9%), giuridiche (26,4%). Mentre le lauree tecnico-scientifiche (si sa), hanno tassi di disoccupazione inferiori, specialmente per Medicina e Ingegneria.

Dall’altra parte, tra le professioni artigiane di difficile reperimento perché, semplicemente, “in pochi le esercitano”, ci sono quella di pavimentatori e posatori (26,6% di difficile reperimento), sarti, modellisti e cappellai (14,4%), fabbri (14,4%), ma anche pastai, pasticceri e gelatai (10%), oltre a meccanici (in cima alla classifica) e falegnami, solo per citarne alcuni.

E quando nell’Osservatorio si legge una comparazione a livello numerico tra laureati disoccupati e artigiani che mancano, la visione è decisamente ossimorica. A fronte di 1.192 assunzioni di difficile reperimento per Meccanici, riparatori e manutentori di automobili e assimilati – si legge a pag. 57 – ci sono 1.207 laureati in Scienze della Formazione e dell’Educazione senza lavoro a 4 anni dalla laurea; di fronte a 951 ricerche aperte per Montatori di carpenteria metallica, 869 laureati in Scienze della Mediazione linguistica disoccupati; a fronte di 568 carpentieri e falegnami nell’edilizia di difficile reperimento, 616 laureati in Scienze politiche e Relazioni Pubbliche senza un impiego; mentre si cercano 409 sarti e cappellai, 496 laureati in Scienze del Servizio Sociale sono a casa. E la lista continua.libri

Insomma, leggendo questi dati la domanda sorge spontanea, ma sarebbe troppo facile rispondere semplicemente che non bisogna mandare i nostri ragazzi all’università. Eh no, non è così semplice. In Europa l’Italia è uno dei Paesi col tasso più basso di laureati, e non è un dato che ci fa onore. Nella nostra nazione, appena il 20,3% dei 30-34enni ha una laurea (dati Eurostat 2011), contro una media europea del 34,6% (e, per citarne una, la Germania è al 30,4%).

Laurea significa cultura, apertura mentale, capacità di osservare le cose. Significa capacità di acquisire strumenti, metodi, modelli; di riuscire a leggere il mondo, a sviluppare una mente critica. Per non parlare delle tecniche, dei software, degli strumenti anche concreti di formazione accademica che si possono sfruttare per avviare proprie attività.   I LaureatiArtigiani che si raccontano nel blog, spiegano tutto questo, In tutto questo, però, ci vorrebbe un sistema – come in Polonia o Germania – che, sin da piccoli, insegni a coltivare tanto il sapere quanto il saper fare, e a misurarsi con l’uno e con l’altro insieme, per sviluppare entrambe le competenze, fondamentali allo stesso modo nella vita.

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