Il laureato in Scienze Politiche che ha imparato a lavorare la filigrana. “La bottega di famiglia? Un peccato non portarla avanti”

Filigranart

Non ha preso in mano “solamente” l’azienda avviata decenni fa dal bisnonno, ma ha anche deciso di portare avanti un’attività artigianale che è parte integrante della storia della sua zona, Campo Ligure (Genova), ovvero la filigrana. Davide Oddone, 35 ani, laureato in Scienze Politiche, ha deciso di proseguire la tradizione locale della lavorazione artigianale della filigrana, innovando dove possibile, e cioè nella comunicazione e nella promozione della sua bottega, Filigranart.

Davide, com’è nata l’idea di portare avanti il laboratorio di famiglia?
«Campo Ligure è il centro dell’arte della lavorazione della filigrana, un tempo c’erano 35 botteghe su 3000 abitanti, ora appena 14. Non esiste una vera e propria scuola, ma si tratta di un’arte che si tramanda di generazione in generazione. Dopo il mio bisnonno, l’hanno portata avanti mia nonna e mia mamma, e dal 1997 con un vero e proprio spazio vendita accanto al laboratorio: alle persone piace vederci lavorare dietro il bancone».

Cosa ti ha spinto a questa scelta, dopo la laurea?filigranart prodotti
«Dopo la laurea, nel 2003, ho svolto lavoretti precari, poi mi sono guardato in giro e mi pareva un peccato non sfruttare questa opportunità. Si tratta di un lavoro che richiede apprendistato manuale, molta gavetta. Non mi pareva sensato fare, per esempio, contabilità e marketing per aziende di altri quando potevo farlo benissimo per quella di mia mamma, e contemporaneamente svolgere un lavoro artigiano, creativo».

Cos’ha portato, in più, nella vostra azienda, il tuo ingresso?
«Il lavoro è rimasto legato all’approccio tradizionale e ai metodi di una volta, ma grazie ai miei studi e alla mia formazione, ho affiancato alla tradizione artigiana della lavorazione un modo innovativo di promuoverci, usando Facebook, andando a cercare i clienti direttamente alle fiere e agli eventi di settore. In passato, ovviamente, questi strumenti non esistevano, ma non solo: mia mamma e mia nonna non sarebbero certo andate a fiere lontane come faccio ad esempio io, si accontentavano degli eventi locali».

Ma anni fa avresti mai pensato di fare l’artigiano?
«Quando ero al liceo non pensavo che avrei seguito le orme di mia mamma e mia nonna, non era scontato proseguire l’attività di famiglia, e studiare mi è sempre piaciuto. Quando frequentavo Scienze Politiche non consideravo l’idea di affiancare mia mamma in bottega, ma poi, un po’ per la difficoltà di trovare un lavoro sicuro, un po’ perché ce l’ho nel Dna, ho deciso di farlo. Mi rendo conto della fortuna che ho avuto, mi pareva di buttare via un’opportunità non entrando a far parte di un’azienda già avviata con locali e strumenti di proprietà. In questo lavoro, oltre alla manualità e alla creatività, la cosa bella è il contatto con i clienti che vengono a trovarmi magari da Milano o da altre fiere alle quali ci siamo conosciuti, e poi è stimolante il rapporto con gli altri artigiani, con cui vorrei iniziare ad avviare collaborazioni».

E internet come lo usi?
«Ho una pagina Facebook che sta funzionando come vetrina, e in futuro vorrei dedicarmi a un e-commerce. Mi piace il rapporto diretto col cliente e mi soddisfa. La rete, poi, moltiplica le opportunità, anche con l’estero».

La crisi ha intaccato, e se sì in che modo, la vostra attività?
«Noi vendiamo solo argento, e visto che l’oro è andato alle stelle, la gente non può permetterselo e ripiega sull’argento. Pertanto la crisi per me significa aumento dei costi di tutto: dalla galvanica ai corrieri, fino alle scatoline per i pacchetti. Anche l’argento costa più di prima, ma non posso aumentare troppo i prezzi altrimenti non venderei. In generale le vendite ci sono, la filigrana è rara e preziosa, ma di sicuro il margine di guadagno è ridotto rispetto a prima».

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