Tre laureate alla Scuola di mosaico del Friuli per costruirsi un mestiere legato al saper fare

Elisa Lonetti
Dopo la laurea hanno sentito l’esigenza di imparare un mestiere che le portasse a usare le mani e la creatività. L’arte le ha sempre affascinate, certo, ma aver imparato tanta teoria sui libri, per loro, non era abbastanza. E così tre ragazze, due di Milano e una di Trieste, hanno deciso di iniziare a frequentare la Scuola triennale Mosaicisti del Friuli, a Spilimbergo per – è il caso di dirlo – costruirsi un futuro, e un lavoro, con le proprie mani.

Elisa Lonetti, 26 anni, milanese, e Giulia Manzoni, 27, triestina, sono laureate in Scienze dei Beni Culturali, ma poi hanno deciso di intraprendere il percorso per diventare mosaiciste. “Sono arrivata alla laurea stanca della teoria”, spiega Elisa, che ora sta frequentando l’ultimo anno della scuola di mosaico, “avevo bisogno di usare le mani e ho sempre amato l’arte, ma non l’avevo mai praticata, ho fatto il liceo classico”. Il bisogno di praticità, di un risultato creativo immediato, concreto, materico l’hanno spinta a trovare un’alternativa al lavoro in ufficio, biblioteca o museo.
“Stavo finendo l’università, mi mancavano un esame e la tesi, quando ho deciso di iscrivermi a Spilimbergo mossa dalla necessità di avere in mano qualcosa, un mestiere, un lavoro e non solo un pezzo di carta”, spiega Giulia Manzoni, diplomata dallo scorso giugno alla Scuola Mosaicisti. “Avevo conosciuto la scuola ai tempi delle superiori, e mi sono detta ‘Perché no? Proviamo’ . Mi si è aperto un mondo scoprendo in quest’arte antica il mezzo per esprimere me stessa, sia come artista che come artigiana. Con i miei lavori vorrei mostrare come il mosaico si sta evolvendo, sia nell’uso sperimentale dei materiali che nella tecnica di lavorazione, mostrando il potenziale di quest’arte”.
Giulia Bonetti, 27enne di Milano, non era del tutto soddisfatta dell’Accademia di Brera, alla quale si è diplomata, né del lavoro come segretaria che ha trovato dopo la laurea e che ha svolto per due anni. “A mio avviso, in tre anni di Accademia, per quanto la formazione teorica e culturale sia stata profonda, la formazione più strettamente tecnica è stata carente, nessuno mi ha insegnato davvero a disegnare, ho imparato da sola, andando a bottega da uno scultore e un pittore. Poi mi sono iscritta alla scuola di mosaico, che frequento mentre collaboro come calligrafa e come maschera alla Scala”.Giulia Manzoni

Ma quali sono le prospettive di lavoro per un giovane mosaicista? “Si tratta di un lavoro che va a ondate”, spiega Giulia Bonetti. “Di solito credo si lavori con partita Iva, specialmente a Milano, altrimenti con ritenuta d’acconto. Tra mosaicisti di una determinata zona ci si conosce bene o male tutti, il lavoro non è comune e il circuito è piccolo”. L’estero, tuttavia, può dare forse più possibilità: “Attualmente sto cercando lavoro”, prosegue Giulia Manzoni, fresca di diploma da mosaicista. “Ho mandato più cv all’estero che in Italia perché la mia visione di artista, oltre che di artigiana, credo abbia più possibilità di affermarsi fuori, dove c’è una visione del mosaico meno tradizionale, ma più aperta”. La rete, inoltre, offre una buona possibilità per farsi conoscere: se prima c’erano solamente mostre e gallerie d’arte, oggi il web arriva al mondo intero (e Giulia Manzoni, ad esempio, sfrutta il blog come strumento per farsi conoscere e cercare lavoro).

Un mosaicista può chiedere, per il proprio lavoro artigiano, cifre che vanno dai 20 ai 30 euro all’ora, come ci spiegano le ragazze. “Un artista, naturalmente, può chiedere quello che preferisce, ma se si deve fare un preventivo da artigiano mosaicista, queste sono le cifre. Se apre un proprio laboratorio, invece, e non viene assunto come dipendente, nella cifra devono starci le sue spese e le sue ore di lavoro, naturalmente”. Se un mosaicista riesce a entrare in un laboratorio già avviato, lo stipendio è deciso dal datore di lavoro, e si viene pagati a cottimo: più si lavora con il minimo di scarto del materiale, più si guadagna.

La scuola, naturalmente, ti insegna un saper fare: “Puoi spenderlo in maniera molto artigianale cercando lavoro nel territorio locale”, spiega Giulia Bonetti. “In Friuli però ci sono già molti artigiani, e almeno una settantina di laboratori, mentre a Milano appena cinque o sei”. E tra le possibilità per un mosaicista c’è anche l’interazione con altre arti e professioni, come quella dell’architetto o del designer, che ricercano nuove applicazioni del mosaico.

Avere alle spalle una laurea in Beni Culturali o un diploma all’Accademia di Brera, è utile come carta da spendere se si sceglie di intraprendere il percorso da mosaicista.
Giulia Bonetti“Ho potuto sviluppare, attraverso gli strumenti culturali, uno spirito critico più profondo che oggi mi è necessario per migliorarmi costantemente come artigiana”, racconta Giulia Bonetti, diplomata all’Accademia. “Credo che ogni mestiere legato alla tecnica pratica possa riservare la possibilità di risultati nuovi e diversi quando è accompagnato anche da una buona formazione culturale”.
“Di sicuro con la laurea ho acquisito il senso estetico e una cultura in tema di storia dell’arte figurativa, cinema e teatro che sono valore aggiunto per il percorso formativo che sto seguendo e per il mio futuro lavoro”, dice Elisa Lonetti. “E mi riferisco a una maggiore consapevolezza di ciò che faccio mentre lavoro. Avendo passato anni a studiare opere d’arte all’università, sono consapevole che ogni gesto che compio non è casuale, e se lo è, è una mia scelta, e la cultura mi dà maggior coscienza pratica”. Concorda anche Giulia Manzoni, anche lei laureata in Beni Culturali: “Ciò che sfrutto dalla mia laurea sono senso estetico e conoscenza culturale, che mi hanno permesso di analizzare e comprendere meglio quello che stavo facendo a scuola, ma rimaniamo nella sfera del concettuale”. Perché alla Scuola di Spilimbergo tutti gli alunni partono da zero: dal ragazzo appena diplomato, uscito fresco dalle superiori all’uomo maturo che ha deciso di dare una svolta alla propria vita.

“La vita del mosaicista non è facile”, conclude Giulia, “ma piena di soddisfazione. Avere un mestiere in mano mi dà la possibilità di poter girare il mondo confrontandomi con altre persone, cosa che difficilmente avrei potuto fare prima, con la sola laurea di Beni Culturali”.

 

Author: Elisa Di Battista

Giornalista, classe 1982, mi occupo di mondo del lavoro, giovani e artigianato.

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1 comment

  1. GIUSEPPE ARRABITO 12/09/2013 at 17:29 Reply

    sono d’accordo con te. anche io ho frequentato la scuola a Spilinbergo, poi sono stato in Oman, ora sono fermoda quasi un anno , puoi darmi qualche informazione, per far veicolare il mio nome. ti ringrazio Giuseppe

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