Una pedagogista in bottega: “Manualità e creatività sono la base dell’educazione”

claudia cataldo

Mentre la intervisto non smette di lavorare alla sua coperta di patchwork, tra tasselli di stoffa colorata. Claudia Cataldo ha 27 anni, è di Miglianico, provincia di Chieti, e ha aperto da poco una bottega-negozio nel cuore di Francavilla, sul mare pescarese, che si chiama Anacleto, come il gufo de La Spada nella Roccia che ha il ruolo di educatore e insegnante. E non è un nome scelto a caso, perché Claudia è una creativa del tessile laureata in Scienze dell’educazione e Pedagogia, e questa laurea con il suo mestiere c’entra molto più di quel che possiate immaginare. Leggete qua…

Claudia, di cosa ti occupi nella tua bottega?
«Realizzo regali a mano con stoffe e tessuti: dalle presine per la cucina ai paraspifferi alle decorazioni per la casa,e poi borse personalizzate, coperte patchwork e articoli per bambini come gli accappatoi. Li preparo su ordinazione e vendo anche il materiale per crearli da soli a casa. In pratica, ho fatto di quello che era il mio hobby, il mio lavoro. Ma non solo: tengo anche corsi per adulti e vedo che il mio approccio con chi deve imparare è diverso grazie al mio percorso di studi…».

Ciò che hai studiato ti sta insomma servendo nel tuo lavoro?
«Sì, nel percorso di Scienze dell’Educazione e Pedagogia ho imparato i tempi da rispettare mentre si spiega qualcosa, l’importanza di insegnare lavorare in autonomia fornendo gli strumenti necessari. Ma non solo: alla base del metodo educativo dei grandi pedagogisti, da Dewey e Maria Montessori a Bruno Munari, ci sono il fare e il creare. Non è un caso se nelle scuole c’è sempre una proposta manuale, creativa, o se nei centri riabilitativi l’educatore ha come prima risorsa il laboratorio manuale per il recupero della socialità, la conquista delle autonomie, il recupero della stabilità emotiva».coperta patchwork

Prima di approdare ad Anacleto hai lavorato nell’ambito in cui ti sei laureata?
«Ho lavorato come educatrice in un asilo nido e in una casa di riposo per anziani malati di Alzheimer: tenevo laboratori creativi insieme a loro. In futuro vorrei continuare ad unire il mio campo, che è quello educativo, e la manualità, magari organizzando corsi di creatività tessile per anziani e ragazzi disabili».

Pedagogia e manualità nel tuo caso sono due mondi che si incrociano davvero…
«Sì e penso che lo studio, che abbia o non abbia a che fare direttamente con quello che fai, sia il valore aggiunto dell’ artigiano di oggi: un tempo forse bastava conoscere il proprio mestiere e saperlo fare. Oggi sei un bravo artigiano se sai usare internet per proporti al meglio, le lingue per imparare dal web e sui libri, e nel mio campo è tutto in inglese, se sai fare commistioni ben riuscite con nozioni che vanno oltre il tuo fare artigiano: nel mio caso con la pedagogia, con l’architettura, la geometria».

Niente a che fare con l’artigianato che fa questo lavoro per sopravvivere quindi?
«Esatto. Oggi artigiano non è un amatore che per sbarcare il lunario ha preso gli strumenti in mano, bensì un professionista che sa pensare e creare e farne un mestiere. Il valore aggiunto che ti dà lo studio è, paradossalmente, proprio il saper studiare».

Quali spese bisogna affrontare per avviare una start up come la tua?
«Scegliendo solo materiali e stoffe di qualità, cotone americano e lana merinos, e considerando anche la location, bisogna pensare a 30mila euro per iniziare».

Insomma, studio, passione e creatività: ti sei creata un lavoro full time…
«Sì, e ho coinvolto tutta la famiglia. Mia cugina Gaia ora lavora come commessa part time nel negozio, così mentre lei vende io produco. Mio padre Gabriele, che mi ha aiutato ad aprire il laboratorio, e mio marito Enrico, pensano alla manutenzione del negozio. Mia sorella Valentina, architetto, cura la parte grafica, e ovviamente mia mamma Patrizia ha fatto da apripista: è stata lei a insegnarmi, da autodidatta, tutto sul mondo del cucito, a leggere schemi e manuali tecnici. Mi aiutano e credono in Anacleto davvero tanto!».

Davvero un lavoro di squadra. E per farti conoscere come fai?
«Oltre al passaparola ho un blog e una pagina Facebook. Ho anche organizzato alcuni eventi come aperitivi creativi con dimostrazioni gratuite ad esempio sull’uso di una nuova fettuccia per le borse. Così le clienti si incontrano, scoprono nuove possibilità per personalizzare gli accessori e già che ci sono possono acquistare i materiali che useranno per creare».

Author: Elisa Di Battista

Giornalista, classe 1982, mi occupo di mondo del lavoro, giovani e artigianato.

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Comments: 3

  1. silvia 19/12/2012 at 22:05 Reply

    Mi è venuta voglia di passare per il negozio di Claudia…. peccato che per me sia un po’ fuori mano….
    Provo ogni giorno, nella mia esperienza, che il fare permette l’apprendimento di tantissimi concetti, anche i più astratti e condivido l’idea pedagogica alla base di ciò che dice Claudia!!!

    • Elisa 20/12/2012 at 11:53 Reply

      E’ molto interessante ciò che tu e Claudia sostenete, sull’importanza del fare per imparare. Spesso, soprattutto se si intraprendono percorsi universitari molto teorici, si disimpara a fare, a testare, a progettare… E ci si convince che sia più ‘nobile’ il non fare, purtroppo. Parli della tua esperienza, di cosa ti occupi, sei artigiana anche tu? grazie! 😉

  2. silvia 03/01/2013 at 13:59 Reply

    non sono un’artigiana…. anzi, la mia manualità e creatività rasentano lo zero….
    ma mi occupo di bambini con bisogni educativi speciali (come educatrice e come psicologa) e loro mi hanno insegnato che più di mille parole è il fare che ci permette di apprendere molto cose…
    Penso che affrontare un percorso di studi teorico, per poi ritornare al fare, sia un valore aggiunto al lavoro degli artigiani da te contattati, forse quel qualcosa in più che li distingue da altri!!!

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