Come m’invento il lavoro con ago e filo. “Ma per iniziare mancano consulenze e opportunità per giovani”

camilla oliosi bizzaria

Pizzi, perline, ricami, stoffe sovrapposte per creare accostamenti di colori, di volumi, di texture . Camilla Oliosi, 28enne di Verona con una laurea in Mediazione Linguistica e Culturale nel cassetto, gioca con tutto questo, e realizza con le proprie mani accessori moda, gorgière, bracciali, colletti-bijoux, applicazioni originali per personalizzare gli abiti. La sua attività si chiama Bizzaria Jewel Couture e il mestiere l’ha imparato da sé, assecondando una passione che aveva sin da piccola, quando cuciva nuovi vestitini per le sue Barbie, e poi da adolescente, quando si è regalata una macchina da cucire e ha iniziato a realizzare abiti per sé. E poi negli anni, combattendo con le proprie forze per seguire il suo sogno.

Camilla, la tua attività nasce da una passione molto forte…

«Da bambina, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo solamente: “La stilista”. Creare abiti e accessori con stoffe, merletti e paillettes era tutto ciò che volevo. Poi però ho frequentato il liceo linguistico anche se avrei preferito l’artistico, e dopo la laurea ho seguito l’attività di famiglia all’estero per 5 anni, in Est Europa, una zona depressa e rurale, senza locali, senza vetrine da ammirare, occupandomi di tutt’altre attività. E devo dire che quegli anni mi hanno molto formata…».

In che senso?

«Quando sono rientrata ho capito che dovevo fare qualcosa per me e assecondare i miei desideri, e così ho deciso di mettermi in gioco e iniziare una nuova avventura professionale…ed eccomi qui a fare quello che amo, non senza sforzi e sacrifici ma felice. E questo anche grazie a mio marito, agli amici e alle persone care che hanno sempre creduto in me e aiutato anche quando tutto mi sembrava impossibile. Inoltre il periodo di lavoro all’estero mi ha consentito di risparmiare molto, date le poche possibilità di svago che la zona offriva, e così il sacrificio di quegli anni mi ha permesso di finanziare ora il mio progetto».

Nel concreto come ti sei mossa?

«Ho seguito un corso di taglio e cucito amatoriale appena ho potuto, per riprendere confidenza con la macchina da cucire. Quindi ho aperto la partita Iva, ho allestito in casa uno spazio adibito a laboratorio, mio marito e suo fratello hanno realizzato il sito e io seguo tutto ciò che va dalla creazione alla realizzazione, ai contatti con i fornitori ai conti. Mi sveglio alla mattina con un’idea e mi ritrovo alla sera con ancora tanti stimoli nuovi per creare creare e creare…».

Quali spese hai dovuto sostenere per iniziare?

Colletto

«Oltre alla partita Iva, al dominio per il sito e il sistema di shop online, ovviamente le spese per le materie prime, che però se si è abbastanza attenti è possibile trovare a buon prezzo anche se non si ordinano grandi quantità. Per ora non ho ancora investito granchè in pubblicità ma sfrutto i social network (Facebook e Twitter), anche con campagne a pagamento ma sempre low cost».

In che modo una formazione mediazione linguistica e culturale ti sta tornando utile?

«Sicuramente la conoscenza delle lingue è di estrema importanza, ma oggi lo è a prescindere dal lavoro che si fa. Grazie agli studi ho imparato ciò che mi serve per gestire tutto da sola, dalla contabilità alla contrattualistica, ma in assoluto ho imparato l’organizzazione del tempo e delle cose da portare a termine: questo è indispensabile quando si prendono impegni con altre persone».

Cosa ti è mancato, a livello burocratico e statale, per avviare la tua attività?

«Qui in Italia quello che manca è un supporto vero per chi decide di mettersi in proprio e nonostante abbia potuto sfruttare il regime agevolato per l’imprenditoria giovanile l’iter burocratico è ancora troppo macchinoso e poco chiaro. Servirebbero uffici di consulenza gratuiti per ricevere informazioni chiare e precise ma è necessario anche dare più opportunità a chi ama le attività artigianali promuovendo più concorsi che premino le novità e i giovani che le portano avanti».

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