Laurea in lingue, trampolino per il commercio estero. “Ero insegnante precaria, ora creo accessori con le mie mani”

francesca nigro

Da bambina parlava già l’inglese, le suonava familiare. Contemporaneamente, alla nonna rubava i segreti di ago e filo, e per istinto imparava il valore di ciò che può essere riciclato. Francesca Nigro, 31 anni di Cosenza, è cresciuta così, tra la passione per l’estero e, allo stesso tempo, per ciò che viene creato con le mani, dagli abiti alle collane, per i materiali di scarto che si possono riutilizzare, e persino imparando a realizzare pavimenti con piccoli tasselli di mosaico. L’abbiamo incontrata ad Artigiano in Fiera, a Milano, dove presenta fino al 9 dicembre le realizzazioni della sua bottega, Mercurio, china sul suo tavolo da lavoro realizzando accessori con pietre dure e conchiglie.

Come sei approdata all’artigianato?

«Ho sempre avuto la passione per il lavoro manuale, la creazione di accessori, il cucito, che ho coltivato come hobby fino a circa 6 anni fa, quando ho iniziato a frequentare anche corsi specifici, come quelli della Provincia in “Gemmologia per il settore orafo” e “Laboratorio di oreficeria” in cui ho imparato a conoscere le pietre riconoscendone il valore. Ma è da ottobre 2012 che ho aperto una bottega per dedicarmici a tempo pieno».

Nel frattempo ti sei anche laureata…

«Sì, in Lingue all’Università della Calabria con una tesi sui dialetti di una zona della Gran Bretagna trasferendomi là per alcuni mesi. Una volta rientrata in Italia però mi sono scontrata con la realtà del lavoro: ho insegnato lingue e civiltà in alcune scuole private con contratti al massimo annuali e ho svolto moltissimi lavoretti saltuari. Non potevo continuare così, allora ho scelto la strada dell’artigianato».

Quali sono stati i primi passi?

«Innanzitutto l’apertura della partita Iva, quindi l’allestimento della bottega sfruttando un magazzino di famiglia che fortunatamente avevamo libero, ed evitando così le spese d’affitto. Adesso la priorità sarà realizzare un bel sito per promuovermi e, naturalmente, partecipare a fiere ed eventi».

Come riuscirai a sfruttare i tuoi studi con la tua nuova attività?

«Vorrei avviare un commercio con l’estero. Inoltre viaggio molto, ciò mi permette di trarre spunto dai prodotti esteri e allacciare contatti diretti con gli artigiani stranieri. Ho anche approfondito l’inglese tecnico-scientifico, che mi sta già servendo molto per comunicare a livello commerciale, ad esempio per acquistare fuori dall’Italia alcune materie prime».

A tuo avviso qual è l’atteggiamento dei giovani del Sud relativamente all’artigianato?

«Non sono incentivati, eppure le realtà di giovani che si danno da fare con attività manuali sono molte, solo che non si sviluppano e rimangono sommerse perché tasse, affitti e apertura della partita Iva costano troppo. La mia famiglia e il mio compagno mi incoraggiano ma anch’ io prima di aprire un’attività mia ho tentennato. E comunque non è solo questa la difficoltà che talvolta incontra chi vuole vendere gli articoli che produce…».

Quali altri ostacoli ci sono?

«Può essere difficile, a volte, il legame con il commerciante che vende il prodotto e che, a insaputa di chi lo realizza, carica il prezzo di vendita oltre la percentuale concordata, rendendolo così invendibile».

Cosa vedi nell’immediato futuro?

«Oltre alla promozione del mio lavoro vorrei anche creare una cooperativa di artigiani in cui ognuno possa svolgere la propria attività ma “muovendoci” insieme per farci conoscere e avere più prospettive. E naturalmente, la mia intenzione è quella di perseverare».

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